Posts Tagged ‘USA’

dagli USA: Emily Dickinson

03/03/2019

Una parola muore quando è detta

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Una parola muore
quando è detta
Dice qualcuno −
Io dico che proprio
Quel giorno
Comincia a vivere.

 

 

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del sangue e dell’amicizia

11/03/2018

“Il sangue potrà essere denso, ma non sarà mai solido quanto l’amicizia” 

VIET THANH NGUYEN, 
dal romanzo "Il simpatizzante"

Fidel o “de la revolucion cubana”

27/11/2016

Fidel Castro 1926 – 2016

Lasciamo sia la storia a trovargli il posto che merita

 

fidel

Adiòs, Jefe

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fidel

Malessere USA: a proposito di Trump

14/11/2016

Un’amica romana, blogger anch’essa (e di indubbia qualità), discettando su “Born in the U.S.A”, la famosa canzone del “Boss”,  introduceva, sotto traccia, il risultato principale delle recenti elezioni statunitensi: la vittoria di Trump.  Da parte mia, a commento del Suo bel post, scrivevo:

“Trump ?  Staremo a vedere. Direi che la presidenza gli viene dalla paura dei Repubblicani a confrontarsi con Hillary (da loro già datatrump per vincente) che non hanno voluto “bruciare” quelli fra loro migliori; I Democratici, invece, anch’essi certi della vittoria di Hillary ,
hanno azzoppato Sanders che, forte dell’appoggio dei giovani trascinati dalla sua oratoria vibrante e ricca di temi sociali, avrebbe, ragionevolmente potuto vincere.

Così il popolo statunitense s’è beccato Trump. Speriamo bene. Ma molte vignette USA mostrano la Statua della Libertà assai triste.”

Riflettendo ho pensato che è necessario aggiungere qualche cosa riconoscendo, da parte mia, gli errori di valutazione politica riguardo ad una “campagna” che avevo seguito con malcelato interesse.

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stati_uniti750

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La mia cantonata è stata quella di credere alla vittoria della Clinton in Florida. Quando mai! Associando i cubani, là presenti, ai “latinos” spersi in quell’immenso Paese, che in larga misura ai seggi hanno votato la Clinton, ho commesso l’Errore degli errori. Non avevo riflettuto sul fatto che i cubani di Florida, geograficamente a due passi dal Paese dove hanno lasciato l’anima (e spesso grandi interessi e proprietà terriere e immobiliari) avrebbero fatto pagare ad Hillary (democratica) l’apertura di Obama (democratico anch’esso) a nuove relazioni con Cuba. I cubani (gli ancor vivi fra coloro che decenni or sono scapparono dall’isola ed i loro figli e nipoti) non volevano, nei confronti di Cuba alcun riavvicinamento. Erano sicuri che il regime castrista, alla lunga, di fronte alla durezza USA ed all’ormai disinteresse della Russia, sarebbe caduto permettendo a loro di ritornare a L’Avana in pompa magna. Hanno fatto così il gioco di Trump.

Avevo invece azzeccato la debolezza democratica negli Stati industriali (anche se non nella misura accertata), Stati, in passato, a prevalenza democratica. Numerosi di essi, ad urne chiuse, si sono scoperti Repubblicani. I “blue collar” (senza distinzione di pelle) colpiti dalla crisi industriale, senza più un posto di lavoro e nel dubbio di poterne trovare uno a breve termine, avevano cambiato cavallo favorendo Trump nella speranza che le sue promesse (rilancio industriale, dazi nuovi alle importazioni, riapertura delle fabbriche, etc.) non siano parole al vento.

Così gli Stati Uniti d’America si scoprono e si mostrano come un Paese frastornato. Due  metà che non riescono a fare un’unità. Il compito di un Presidente deve essere quello di riunificare la Nazione. Ne sarà in grado Trump ?

Il “sentire” attuale del partito della Clinton e della Clinton stessa non collima con buona parte degli americani e questo a prescindere dal fatto che in Europa Hillary sarebbe stata Presidente perché con più voti individuali ricevuti rispetto a Trump.

Gli è, a mio avviso, che anche il partito Repubblicano non è allineato con i propri elettori. Trump, invece, lo è … con circa la metà del Paese. 

La maggioranza repubblicana a Camera e Senato non è la vittoria del partito Repubblicano. E’ l’esito dell’effetto di trascinamento di Trump a favore del Suo partito. Trump, in altri termini, ha fatto da locomotiva ad un partito che, in larga misura sino a ieri, non l’amava. Gli assicureranno sempre e comunque i voti per governare a modo suo? Saprà Trumps adeguarsi al gioco di squadra?

Quale sarà il “Trump pensiero” nei rapporti internazionali? Chi ne ha seguito la “campagna” crede forse di saperlo, ma si è mai visto un politico che, vinte le elezioni, realizza totalmente le sue promesse? Dubito che Trump sia il primo.

Certo è che creerà tensioni col Messico, riavvicinamento alla Russia (ridisegnando le reciproche sfere d’influenza), minor impegno statunitense in Asia (e la Cina ne trarrà, politicamente, vantaggio) ed in altre zone calde del Pianeta, sfilacciamento con l’Europa già assai provata dalla propria incapacità ad evolversi e pronta ad abbandonare definitivamente il sogno continentale a dispetto dei tanti giovani che ancora lo sognano.

E chissà cos’altro ci si potrà aspettare. Certo, se è vero che quando a Trump chiesero cosa pensasse del Belgio la risposta fu “E’ una bella citta’”, beh permettetemi di non aggiungere altro. Almeno per un po’.

In perfetta amicizia.

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a_caneinviaggio

 

 

 

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..banzai43

USA, riforma sanitaria. Omaggio a Obama

23/03/2010

Eletto con una marea di voti atipici (molti che lo hanno votato, pur avendone diritto da anni, si sono recati alle urne per la prima volta) sembrava aver perso smalto e credibilità. Quotidiani USA, oltre che socialista (quale obbrobrio!) lo  definivano nocchiero senza più timone. Lo davano per intristito, con idee perse per strada e con lo slogan, già vincente, trasformato in “Yes, We can’t”, (non possiamo).

La riforma della sanità, vista da noi europei nulla di speciale, povera verrebbe da dire è, invece, per quest’uomo una grande, grandissima vittoria politica e, domani (quando se ne renderanno conto), una enorme accelerazione di progresso sociale per i cittadini statunitensi. Sembra impossibile che quella della sanità pubblica fosse una strada non percorsa da un grande Paese come gli USA.

E’ stata una grande sfida. Vinta. Vinta, certamente, con molti compromessi. Ma vinta.

Penso che, spesso, il Presidente Obama si sia sentito solo, deluso, amareggiato, arrabbiato. Ma non ha mollato.

Onore a Lui che potrà ancora gridare “Yes, We can”.

banzai43

Per te democrazia

19/03/2010

Per te democrazia

WALT WHITMAN 
(1819, West Hills, N.Y.- 1892, Camden)


Vieni, rendero’ il continente indissolubile,

creero’ la più splendida razza su cui il sole abbia mai brillato,

creero’ divine terre magnetiche,

con l’amore dei compagni,

con il diuturno amore dei compagni.

Pianterò la fratellanza, folta come gli alberi lungo

tutti i fiumi dell’America, e lungo le sponde dei grandi laghi,

e su tutte le praterie,

rendero’ inseparabili le città con le braccia l’una al collo dell’altra,

con l’amore dei compagni,

con il virile amore dei compagni.

Per te questi da parte mia, democrazia, per servirti, mia donna!

Per te, per te faccio vibrare questi canti.

Trad. Ariodante Mariani

Note alla composizione: E’ un bel Inno alla democrazia, un atto d’amore, del piu’ grande poeta statunitense.

Maestro elementare, fattorino, giornalista. Poeta. Convinto democratico, nel 1861 e’ infermiere negli ospedali militari. Nel 1833 fu pubblicata la prima edizione di  Foglie d’erba, la più nota raccolta di poesie del poeta americano. Il libro non riportava il nome del suo autore ma solo il ritratto di Whitman in abito da operaio.