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Ieri: 8 marzo 2013

09/03/2013

Non amo le celebrazioni.

Così come non le ama la nostra amica Laurin che, con molta poesia,  lo ha scritto commentando il mio post precedente.

Ho quindi fastidio per la festa del papà, della mamma, dei nonni, della segretaria, del piccione alla finestra, del gatto in gattaia, del cane in cuccia …

mimosaMa la festa della donna è un’altra cosa. E’ il ricordo di un tragico evento, sia umanamente che sindacalmente parlando. Un evento dirompente, un indice femminile puntato contro il sopruso, contro la stupidità, contro la disuguaglianza. Può chiamarsi Festa una cosa del genere?

La festa della donna: madre, compagna, sorella, figlia, amica, non merita di essere confinata ad un solo giorno all’anno. Festa dovrebbe esserlo ogni giorno dell’anno, ogni momento. Non da festeggiare, ma da vivere nella “normalità”.

E festa sarebbe, sempre, se la “normalità” fosse rispetto, non violenza. 

La tragedia degli atti, ormai così frequentemente e tragicamente ricorrenti, 2013-02-24 09.04.31chiamati “femminicidio” non sono che la parte alta di un iceberg. Quante volte la stessa donna durante la propria vita, muore prima di essere uccisa dall’uomo al quale ha affidato la propria integrità, a cui ha risposto con amore alle attenzioni, ha regalato la propria passione, lo ha fatto padre, lo ha definitivamente completato e consacrato come padre?

Ecco perché amo la donna e non la Sua festa. La Sua festa è sempre! E gli uomini tutti dovrebbero ricordarlo.

A tutte le donne, oggi 9 marzo 2013, la mia tenera carezza.

banzai43

a_caneinviaggio

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Ad lunae sororem

20/04/2010

Ad lunae sororem

Forma che cosi dolce t’arrotondi

dove s’inserta l’arco delle reni

e, vincendo in tua copia tutti i seni,

ne la mia man che ti ricerca abondi,

e ti parti, anche duplice, in due mondi

ove il PECCATO i suoi più rari beni

chiuder volle per me, come in terreni

Paradisi, e i misteri più profondi,

o tu, candida mole che sul vivo

perno ondeggi levata in alti cieli

ove la voluttà suoi membri aduna,

risplendi or qui come nel marmo argivo

s’io t’invoco presente, fuor de’ veli,

o carnale sorella de la Luna!

Gabriele D’Annunzio