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Vaccini: della salute nostra e della politica illusoria

12/08/2018

Amici miei carissimi, buona giornata.

Vaccini si, vaccini no. Quasi libertà di vivere o di morire (per insipienza, ignoranza, finti spazi di libertà, politica dissennata etc.).

Non so più cosa dire, consapevole che il numero di vaccini obbligatori varia da Stato a Stato, ma che quelli obbligatori rimangono tali e non sono soggetti a volontà individuali o ad autocertificazioni facilmente falsificabili (una mamma sciocca, rileva oggi la stampa, si gloriava dell’atto su facebook).

Bene, la farò breve. Un amico m’ha girato il testo che segue e che riproduco. In esso mi sono ritrovato pienamente. Non so se per voi sarà le stessa cosa, ma forse vi indurrà a riflettere una volta ancora.

Buona domenica e l’augurio che ciascuno di voi, se in vacanza, sappia sfruttare al meglio questo periodo per tornare in forza e ritemprarsi.

banzai43

 

 

Cara Senatrice Taverna sono estremamente delusa come italiana, come cittadina e come medico, da quello che ha detto in materia di vaccini…

Ha reso questo paese non più libero…ma oppresso dall’ignoranza e dalla cecità. 

Ogni anno milioni di volontari sanitari rischiano la vita in giro per il mondo per salvare migliaia di piccole vite da malattie che hanno decimato intere popolazioni.

E noi, del mondo ricco e civile, torniamo indietro di mille anni contro ogni ragione.

I nostri bambini non sono bestiame. Sono solo bambini a cui garantiamo un futuro.

Perché non proibiamo anche tutte le altre scoperte scientifiche che hanno cambiato la sopravvivenza dell’uomo moderno e che hanno comunque possibili complicanze?

Proibiamo TUTTE le chirurgie.

Proibiamo il vaccino anti HPV contro i tumori della cervice uterina.

Proibiamo LE CORONAROGRAFIE CON PCI primarie che ogni giorno salvano la vita a centinaia di persone colpite da infarto.

Proibiamo la trombolisi primaria per tutti i pazienti colpiti da ictus cerebri.

Proibiamo le trasfusioni.

Proibiamo gli antibiotici.

Spegniamo la luce…torniamo nel medioevo.

Ma non ci chieda poi…a noi medici…di fare miracoli che volete distruggere.

Non ci chieda di piangere la morte dei nostri bambini. 

La piangiamo da oggi. La piangeremo domani. Impotenti davanti ad una “politica” che riduce a voti politici e twittate la scienza.

Mi vergogno onorevole.

Mi vergogno profondamente. 

Mi vergogno di essere rappresentata da lei e chi pensa sia giusto non vaccinare.

Mi vergogno di stare in un paese in cui le decisioni sulla sanità e sicurezza pubblica, perché è di questo che si tratta, vengono prese da persone non preparate sulla materia, non adeguate nemmeno lontanamente al parlarne pubblicamente e criticamente.

Per fare il mio lavoro, il medico anestesista rianimatore, ci vogliono 6 anni di università, 1 anno di abilitazione statale e 5 anni di scuola di specializzazione. Ci occupiamo di vite. È normale. Doveroso. Importante.

Per fare il suo lavoro Senatrice, basta prendere voti. Parlare sui social. Avere fortuna. Essere nel momento giusto con le persone giuste e al posto giusto.

E questo non è giusto.

Perché voi per un voto condannate il nostro paese al ritorno delle malattie che avremmo dovuto debellare.

Condannate bambini al rischio di non poter crescere.

Condannate noi a guardare il vostro irresponsabile scempio con responsabile impotenza.

È un mondo ingiusto il nostro Senatrice.

È un paese ingiusto il nostro.

Ma soprattutto è ingiusto che chi come Lei, accompagnata da cattivi consigli ed ignoranza dovuta al suo non essere competente in immunologia e malattie infettive, non sarà costretta a vedere un bambino morire di morbillo. 

Lei non lo farà.

Lei e i suoi colleghi politici amanti dei selfie, dei social, dei video mentre siete al lavoro…non li vedrete.

E quando sarà il momento…darete la colpa qualcun altro.

Dorma bene Senatrice stanotte.

Dorma bene Senatrice sempre.

Lo faccia anche per me. E per tutti i miei colleghi a cui ha tolto il sonno, la speranza, e la serenità.

Vorrei avere la sua ostentata sicurezza.

Vorrei poter credere ancora di poter fare il mio lavoro nel migliore dei modi in questo mio paese che non riconosco più…e di cui mi vergogno.

Dorma bene Senatrice.

E si ricordi sempre che il mio lavoro è un privilegio, e dovrebbe esserlo anche il suo.

Silvia Braccini

Semplicemente un medico

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Malessere USA: a proposito di Trump

14/11/2016

Un’amica romana, blogger anch’essa (e di indubbia qualità), discettando su “Born in the U.S.A”, la famosa canzone del “Boss”,  introduceva, sotto traccia, il risultato principale delle recenti elezioni statunitensi: la vittoria di Trump.  Da parte mia, a commento del Suo bel post, scrivevo:

“Trump ?  Staremo a vedere. Direi che la presidenza gli viene dalla paura dei Repubblicani a confrontarsi con Hillary (da loro già datatrump per vincente) che non hanno voluto “bruciare” quelli fra loro migliori; I Democratici, invece, anch’essi certi della vittoria di Hillary ,
hanno azzoppato Sanders che, forte dell’appoggio dei giovani trascinati dalla sua oratoria vibrante e ricca di temi sociali, avrebbe, ragionevolmente potuto vincere.

Così il popolo statunitense s’è beccato Trump. Speriamo bene. Ma molte vignette USA mostrano la Statua della Libertà assai triste.”

Riflettendo ho pensato che è necessario aggiungere qualche cosa riconoscendo, da parte mia, gli errori di valutazione politica riguardo ad una “campagna” che avevo seguito con malcelato interesse.

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La mia cantonata è stata quella di credere alla vittoria della Clinton in Florida. Quando mai! Associando i cubani, là presenti, ai “latinos” spersi in quell’immenso Paese, che in larga misura ai seggi hanno votato la Clinton, ho commesso l’Errore degli errori. Non avevo riflettuto sul fatto che i cubani di Florida, geograficamente a due passi dal Paese dove hanno lasciato l’anima (e spesso grandi interessi e proprietà terriere e immobiliari) avrebbero fatto pagare ad Hillary (democratica) l’apertura di Obama (democratico anch’esso) a nuove relazioni con Cuba. I cubani (gli ancor vivi fra coloro che decenni or sono scapparono dall’isola ed i loro figli e nipoti) non volevano, nei confronti di Cuba alcun riavvicinamento. Erano sicuri che il regime castrista, alla lunga, di fronte alla durezza USA ed all’ormai disinteresse della Russia, sarebbe caduto permettendo a loro di ritornare a L’Avana in pompa magna. Hanno fatto così il gioco di Trump.

Avevo invece azzeccato la debolezza democratica negli Stati industriali (anche se non nella misura accertata), Stati, in passato, a prevalenza democratica. Numerosi di essi, ad urne chiuse, si sono scoperti Repubblicani. I “blue collar” (senza distinzione di pelle) colpiti dalla crisi industriale, senza più un posto di lavoro e nel dubbio di poterne trovare uno a breve termine, avevano cambiato cavallo favorendo Trump nella speranza che le sue promesse (rilancio industriale, dazi nuovi alle importazioni, riapertura delle fabbriche, etc.) non siano parole al vento.

Così gli Stati Uniti d’America si scoprono e si mostrano come un Paese frastornato. Due  metà che non riescono a fare un’unità. Il compito di un Presidente deve essere quello di riunificare la Nazione. Ne sarà in grado Trump ?

Il “sentire” attuale del partito della Clinton e della Clinton stessa non collima con buona parte degli americani e questo a prescindere dal fatto che in Europa Hillary sarebbe stata Presidente perché con più voti individuali ricevuti rispetto a Trump.

Gli è, a mio avviso, che anche il partito Repubblicano non è allineato con i propri elettori. Trump, invece, lo è … con circa la metà del Paese. 

La maggioranza repubblicana a Camera e Senato non è la vittoria del partito Repubblicano. E’ l’esito dell’effetto di trascinamento di Trump a favore del Suo partito. Trump, in altri termini, ha fatto da locomotiva ad un partito che, in larga misura sino a ieri, non l’amava. Gli assicureranno sempre e comunque i voti per governare a modo suo? Saprà Trumps adeguarsi al gioco di squadra?

Quale sarà il “Trump pensiero” nei rapporti internazionali? Chi ne ha seguito la “campagna” crede forse di saperlo, ma si è mai visto un politico che, vinte le elezioni, realizza totalmente le sue promesse? Dubito che Trump sia il primo.

Certo è che creerà tensioni col Messico, riavvicinamento alla Russia (ridisegnando le reciproche sfere d’influenza), minor impegno statunitense in Asia (e la Cina ne trarrà, politicamente, vantaggio) ed in altre zone calde del Pianeta, sfilacciamento con l’Europa già assai provata dalla propria incapacità ad evolversi e pronta ad abbandonare definitivamente il sogno continentale a dispetto dei tanti giovani che ancora lo sognano.

E chissà cos’altro ci si potrà aspettare. Certo, se è vero che quando a Trump chiesero cosa pensasse del Belgio la risposta fu “E’ una bella citta’”, beh permettetemi di non aggiungere altro. Almeno per un po’.

In perfetta amicizia.

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