Posts Tagged ‘poesia’

dall’Austria/Cekia: Rainer Maria Rilke

08/04/2018

Era quasi una fanciulla e da questo

unisono felice di canto e lira emerse

e tra i suoi veli primaverili brillò chiara

 e nel mio orecchio si preparò un giaciglio.

E in me dormì. E tutto era il suo sonno.

Gli alberi che sempre ammirai, queste

sensibili distese, la presenza dei prati

e tutto lo stupore che mi colse.

Lei dormiva il mondo. Quale perfetto compimento

le hai donato, dio del canto, che non desiderò

prima destarsi? Vedi, lei nacque e dormì

E la morte dov’è? Ne inventerai la melodia

prima che il canto si consumi? In quali profondità

da me si perde ? … Una fanciulla quasi ,,,

 

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dell’Albania: Anilda Ibrahimi

24/03/2018

dell’esilio e della poesia

… Non porto la poesia con me da sempre, ma mi capita di incontrarla così per caso, qualche volta.
Dicono che scrivo poesia “dell’esilio”, ma ciò che mi preoccupa è proprio la temporalità di questo esilio.
Ho sempre pensato che tutti siamo in esilio; mi sono sentita in esilio con gli altri, tra gli altri.
Si può fuggire il tempo, fuggire verso la temporalità senza tempo, dove il passato, il presente, il futuro possono coesistere … in esilio.
Sono costretta a creare una soggettività attraverso la quale cerco di raggiungere i miei sogni.
Il ripensamento del passato mi costringe in un non luogo senza suoni, colori, giorni.
E’ necessario raggiungere i luoghi del passato dentro se stessi.
Crearli forse, in un movimento continuo fuori dal tempo, come la poesia.

Anilda Ibrahimi

Scrittrice albanese. Vive in Italia.
Ha pubblicato per i tipi di Einaudi

 

dal Brasile: Murilo Mendes

17/01/2018
da  I QUATTRO ELEMENTI

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AD UN GABBIANO

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Gabbiano aviatore da quale mondo vieni

verso quale mondo vai?

I demoni a qualunque ora ti prendono

dimmi se hai visto la mia amata nell’eternità

dimmi se la Vergine Maria ti ha accolto

o se la mia amata ha scritto il mio nome

sulla sabbia dell’eternità.

MURILO MENDES
Juiz de Fora (Brasile 1901 - Lisbona (Portogallo) 1975
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dall’Uruguay: Idea Vilariño

15/02/2017

Non più

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idea-vilarino

 

 

 

 

 

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Non sarà più

non più

non vivremo insieme

non crescerò Tuo figlio

non cucirò i tuoi panni

non ti avrò la notte

non ti saluterò col bacio.

Mai saprai chi sono stata

perché altri mi amarono.

Non riuscirò a sapere

perché né come mai

né se era vero

quel che hai detto che era (more…)

della fede degli amanti

13/11/2016

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E’ la fede degli amanti

come l’araba fenice:

che vi sia ciascun lo dice;

dove sia nessun lo sa.

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Se tu sai dov’ha ricetto,

dove muore e torna in vita,

me l’addita, e ti prometto

di serbar la fedeltà.

PIETRO METASTASIO
(Roma 1698 - Vienna 1782)
dal "Demetrio"
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.metastasio2

dall’Iran: Abbad Kiarostami

02/02/2016


La poetica di Kiarostami è stata definita, talvolta, “delle piccole cose”. Piccole perle orientali che sposano appieno il mio intendere la poesia, tutta la poesia, da me definita più volte “racconti in pillole”.

Kiarostami, regista, fotografo, poeta, vincitore della Palma d’oro a Cannes, del Gran premio della giuria alla Mostra d’Arte di Venezia, etc., mostra uno straordinario talento nel creare istanti di grande suggestione.

Porto all’attenzione di tutti gli amici lettori quelli che definisco tre piccoli gioielli, tratti dalla raccolta “Un lupo in agguato”.

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Kiarostami

Nel deserto della mia solitudine

sono cresciuti

migliaia di alberi solitari.

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Dalla mia lingua è uscito

ciò che non bisognava dire,

i miei piedi si sono spinti

dove non bisognava andare.

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Mi appare in sogno 

un amico come fosse un nemico

e la mia giornata

si fa nera.

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alberi

Ovidio: del giusto operare e della donna

14/01/2016

Amiche mie carissime, forse Ovidio (Publio Ovidio Nasone: Sulmona 43 a.C. – Tomi 18 d.C.) non vi amava così come spesso vien detto. Di lui si ricorda che disse:

Publio_Ovidio_NasoneRestituisci sempre ciò che ti è stato dato in pegno, rispetta sempre religiosamente i patti, astieniti dal commettere frodi e conserva le mani pure dai delitti: solo le donne, se hai senno, ingannale pure impunemente. Nei loro confronti infatti la lealtà è una colpa più vergognosa di qualsiasi inganno. Inganna queste ingannatrici: razza in gran parte scellerata, cadano nei lacci che esse stesse hanno teso.

dall’Italia: Dacia Maraini

01/12/2015

……se non vieni stasera

 

Dacia

 

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se non vieni stasera

so che è per vendetta

hai la memoria lunga

come un serpente

e la lingua dolce

come un sorbetto

da "Viaggiando con passo di volpe, 
Poesie 1983-1991

dall’Italia: Giorgio Caproni

12/09/2015

Disperanza

giorgiocaproni

 

        Mi buttai un’altra volta

a capo in giù.

                          All’avventura.

Nel mio folle ansare,

bruciai il fiume.

La volta

del bosco.

L’aratura.

Mi fiaccai il collo.

Invano.

Invano tentai di sfondare

il muro della paura.

firma caproni






(Livorno 7.1.1912 - Roma 22.1.1990)

 

 




dal cuore antico della Grecia: Erinna

22/08/2015

ERINNA

Questo è un favo di Lesbo, d’Erinna:

una piccola cosa,

che le Muse colmarono di miele.

Sono i suoi versi trecento, ma valgono quelli di Omero.

Era una bimba di diciannove anni,

con un madre temuta. Sedeva alla rocca, alla tela,

nel suo servigio dedita alle Muse.

Se nella lirica vale più Saffo di Erinna, del pari

Negli esametri Erinna vince Saffo.

(Epigramma di ANONIMO, contenuto nell’Antologia Palatina)

 

Questa è la dolce fatica d’Erinna, di piccola mole

-era una bimba di diciannove anni-

Ma più gagliarda di molte. Se L’Ade a me non veniva

Così precoce, chi così famoso?

(ASCLEPIADE DI SAMO)

Ecco a Voi una immediata presentazione di Erinna, una delle “nove muse terrestri” dell’antichità. Se ne trae la certezza che il poetare d’Erinna fosse non secondario, importante anzi capace di non sfigurare al confronto con i versi d’Omero e non inferiori a quelli di Saffo della quale fu contemporanea e, forse, compagna.

Erinna nacque a Teno (o Telo?), isola della Cicladi vicino a Cnido o, forse, nell’isola di Kos e visseconocchia-680x340 attorno al 350 a C. Acquisì fama già in vita, fama che si ampliò attraverso le lodi dei poeti che conobbero, apprezzarono e divulgarono i suoi versi. La sua opera ci risulta esigua e composta da epigrammi ed esametri. Parte in dialetto eolico e parte in dialetto dorico è il poemetto “La conocchia”, di 300 esametri (una sessantina dei quali noti) dedicato all’amica Baucide, morta poco dopo le nozze. In questo lavoro, di grande dolcezza, Erinna esprime il proprio dolore ricordando la compagna di giochi, le confidenze, i momenti spensierati passati con lei ed il lavoro di ambedue quando filavano.

Nel 160 a C., la sua fama ancora salda, Antipatro di Sidone scrisse:

Pochi i versi d’Erinna, non ricchi i suoi canti, ma dono

Fu della Musa questo carme breve.

Ecco perché nel ricordo si staglia né resta avvolto

Nell’ala ombrosa della notte nera.

Noi, questa massa promiscua d’innumeri nuovi poeti,

Ci struggiamo, straniero, nell’oblio.

Meglio il bisbiglio del cigno che un gran crocidare di gracci

Che dilaga fra nubi a primavera

Della vita di Erinna quasi null’altro è noto. Così pure della sua morte: non se ne conosce il luogo e l’anno. La tradizione la vuole avvenuta a diciannove anni, ma non vi sono riscontri storici. E’ probabile, peraltro, che sia avvenuta in giovane età. Al riguardo propongo questo testo di Anonimo:

Fresco il tuo parto – un maggio ridente di canti di miele –

fresca al labbro di cigno la favella,

quando nell’Ade ti spinse, sull’onda larga dei morti,

la Parca, che conocchia regge e fila.

L’alta fatica dei versi proclama che morta non sei,

Erinna, e danzi con le Muse in coro.

 

Ed ancora, di Leonida (o Meleagro) questi ultimi versi:

Vergine ape novella fra tutti i poeti, mieteva

fiori di Muse Erinna. All’imeneo

Ade la trasse di forza. Con quanta ragione la bimba

“Ade – diceva – tu maligno sei!”