Posts Tagged ‘poesia’

dall’Uruguay: Idea Vilariño

15/02/2017

Non più

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idea-vilarino

 

 

 

 

 

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Non sarà più

non più

non vivremo insieme

non crescerò Tuo figlio

non cucirò i tuoi panni

non ti avrò la notte

non ti saluterò col bacio.

Mai saprai chi sono stata

perché altri mi amarono.

Non riuscirò a sapere

perché né come mai

né se era vero

quel che hai detto che era (more…)

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della fede degli amanti

13/11/2016

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E’ la fede degli amanti

come l’araba fenice:

che vi sia ciascun lo dice;

dove sia nessun lo sa.

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Se tu sai dov’ha ricetto,

dove muore e torna in vita,

me l’addita, e ti prometto

di serbar la fedeltà.

PIETRO METASTASIO
(Roma 1698 - Vienna 1782)
dal "Demetrio"
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dall’Iran: Abbad Kiarostami

02/02/2016


La poetica di Kiarostami è stata definita, talvolta, “delle piccole cose”. Piccole perle orientali che sposano appieno il mio intendere la poesia, tutta la poesia, da me definita più volte “racconti in pillole”.

Kiarostami, regista, fotografo, poeta, vincitore della Palma d’oro a Cannes, del Gran premio della giuria alla Mostra d’Arte di Venezia, etc., mostra uno straordinario talento nel creare istanti di grande suggestione.

Porto all’attenzione di tutti gli amici lettori quelli che definisco tre piccoli gioielli, tratti dalla raccolta “Un lupo in agguato”.

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Kiarostami

Nel deserto della mia solitudine

sono cresciuti

migliaia di alberi solitari.

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Dalla mia lingua è uscito

ciò che non bisognava dire,

i miei piedi si sono spinti

dove non bisognava andare.

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Mi appare in sogno 

un amico come fosse un nemico

e la mia giornata

si fa nera.

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alberi

Ovidio: del giusto operare e della donna

14/01/2016

Amiche mie carissime, forse Ovidio (Publio Ovidio Nasone: Sulmona 43 a.C. – Tomi 18 d.C.) non vi amava così come spesso vien detto. Di lui si ricorda che disse:

Publio_Ovidio_NasoneRestituisci sempre ciò che ti è stato dato in pegno, rispetta sempre religiosamente i patti, astieniti dal commettere frodi e conserva le mani pure dai delitti: solo le donne, se hai senno, ingannale pure impunemente. Nei loro confronti infatti la lealtà è una colpa più vergognosa di qualsiasi inganno. Inganna queste ingannatrici: razza in gran parte scellerata, cadano nei lacci che esse stesse hanno teso.

dall’Italia: Dacia Maraini

01/12/2015

……se non vieni stasera

 

Dacia

 

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se non vieni stasera

so che è per vendetta

hai la memoria lunga

come un serpente

e la lingua dolce

come un sorbetto

da "Viaggiando con passo di volpe, 
Poesie 1983-1991

dall’Italia: Giorgio Caproni

12/09/2015

Disperanza

giorgiocaproni

 

        Mi buttai un’altra volta

a capo in giù.

                          All’avventura.

Nel mio folle ansare,

bruciai il fiume.

La volta

del bosco.

L’aratura.

Mi fiaccai il collo.

Invano.

Invano tentai di sfondare

il muro della paura.

firma caproni






(Livorno 7.1.1912 - Roma 22.1.1990)

 

 




dal cuore antico della Grecia: Erinna

22/08/2015

ERINNA

Questo è un favo di Lesbo, d’Erinna:

una piccola cosa,

che le Muse colmarono di miele.

Sono i suoi versi trecento, ma valgono quelli di Omero.

Era una bimba di diciannove anni,

con un madre temuta. Sedeva alla rocca, alla tela,

nel suo servigio dedita alle Muse.

Se nella lirica vale più Saffo di Erinna, del pari

Negli esametri Erinna vince Saffo.

(Epigramma di ANONIMO, contenuto nell’Antologia Palatina)

 

Questa è la dolce fatica d’Erinna, di piccola mole

-era una bimba di diciannove anni-

Ma più gagliarda di molte. Se L’Ade a me non veniva

Così precoce, chi così famoso?

(ASCLEPIADE DI SAMO)

Ecco a Voi una immediata presentazione di Erinna, una delle “nove muse terrestri” dell’antichità. Se ne trae la certezza che il poetare d’Erinna fosse non secondario, importante anzi capace di non sfigurare al confronto con i versi d’Omero e non inferiori a quelli di Saffo della quale fu contemporanea e, forse, compagna.

Erinna nacque a Teno (o Telo?), isola della Cicladi vicino a Cnido o, forse, nell’isola di Kos e visseconocchia-680x340 attorno al 350 a C. Acquisì fama già in vita, fama che si ampliò attraverso le lodi dei poeti che conobbero, apprezzarono e divulgarono i suoi versi. La sua opera ci risulta esigua e composta da epigrammi ed esametri. Parte in dialetto eolico e parte in dialetto dorico è il poemetto “La conocchia”, di 300 esametri (una sessantina dei quali noti) dedicato all’amica Baucide, morta poco dopo le nozze. In questo lavoro, di grande dolcezza, Erinna esprime il proprio dolore ricordando la compagna di giochi, le confidenze, i momenti spensierati passati con lei ed il lavoro di ambedue quando filavano.

Nel 160 a C., la sua fama ancora salda, Antipatro di Sidone scrisse:

Pochi i versi d’Erinna, non ricchi i suoi canti, ma dono

Fu della Musa questo carme breve.

Ecco perché nel ricordo si staglia né resta avvolto

Nell’ala ombrosa della notte nera.

Noi, questa massa promiscua d’innumeri nuovi poeti,

Ci struggiamo, straniero, nell’oblio.

Meglio il bisbiglio del cigno che un gran crocidare di gracci

Che dilaga fra nubi a primavera

Della vita di Erinna quasi null’altro è noto. Così pure della sua morte: non se ne conosce il luogo e l’anno. La tradizione la vuole avvenuta a diciannove anni, ma non vi sono riscontri storici. E’ probabile, peraltro, che sia avvenuta in giovane età. Al riguardo propongo questo testo di Anonimo:

Fresco il tuo parto – un maggio ridente di canti di miele –

fresca al labbro di cigno la favella,

quando nell’Ade ti spinse, sull’onda larga dei morti,

la Parca, che conocchia regge e fila.

L’alta fatica dei versi proclama che morta non sei,

Erinna, e danzi con le Muse in coro.

 

Ed ancora, di Leonida (o Meleagro) questi ultimi versi:

Vergine ape novella fra tutti i poeti, mieteva

fiori di Muse Erinna. All’imeneo

Ade la trasse di forza. Con quanta ragione la bimba

“Ade – diceva – tu maligno sei!”

 

 

 

dal cuore antico della Grecia: Corinna

02/08/2015

Corinna

Di Corinna, detta Muya (Mosca), quarta delle nove “Muse terrestri”, si conosce proprio pochino.

Figlia di Archeloodoro e di Procrazia nacque a Tebe (o a Tanagra, Corinto, Tespie) e visse, forse, nel V-IV secolo a.C. Pare sia stata, così come Pindaro, allieva di Mirtide. A lei , come ad altre poetesse, accenna Antipatro di Tessalonica. Di lei fanno menzione anche Plutarco, Prisciano, Ateneo, Esichio e Frinico.

Bellissima di sembianze fu poetessa lirica, probabilmente in lingua eolica. Gareggiò contro Pindaro e, secondo la tradizione, lo vinse cinque volte. In Tanagra, nella parte più visibile della città, venne raffigurata (sembra da Silanione) in un monumento e, nel ginnasio della città, una pittura la raffigurava con una benda che le cingeva il capo a dimostrazione delle vittorie poetiche conseguite.

Secondo la tradizione scrisse cinque libri tra carmi, epigrammi e nomoi. I suoi versi cantavano saghe beotiche, miti (Edipo, I sette contro Tebe, Beoto, Iolao, Lo scudo di Atena … )

 

Argo3

Nel 1906, nell’antica città di Ermopoli (l’attuale Eschmunen), in quello che venne definito Papiro Berolinensis 284, vennero ritrovati, del lavoro di Corinna, due lunghi frammenti. Eccoli.

Frammento 1 – La gara poetica fra Citerone ed Elicone 

…di nascosto dell’astuto Crono, quando la beata Rea lo trafugò; e acquistò grande onore fra gli immortali. Queste cose cantò. E subito le muse ordinarono agli dei di portare nascostamente il voto nelle urne dorate:  ed essi tutti assieme sorsero. Più ne ebbe Citerone. Subito Ermes, alto gridando, proclamò che aveva acquistato vittoria amabile e gli dei lo adornavano a festa con corone; egli godeva nel cuore, ma Elicone, preso da gravi angosce, afferrò una nuda roccia: il lato della montagna cedette e gridando orrendamente lo precipitò tra la folla innumerevole …

Frammento 2 – Le nozze delle figlie di Asopo con divinità 

… Giacchè sarà d’ora innanzi al seguito di Giove e delle dee. Delle figlie poi, tre ne possiede il padre Giove, re di tutte le cose; tre sono spose a Poseidone, signore del mare; due di Febo possiede il letto, ed una è moglie di Ermes, il buon figlio di Maia:  giacchè così li persuasero Eros e Cipris, ad andare segretamente nelle tue case e rapir le nove fanciulle. Esse un giorno produrranno una schiatta di eroi semidei e saranno molto feconde e immuni da vecchiezza, come dal fatidico tripode io appresi. Questo onore io ricevetti di cinquanta forti fratelli, io, Acrefen, avendo ottenuto in sorte l’infallibilità come profeta partecipe dei sacri penetrali. Giacchè il figlio di Latona diede per primo ad Evonimo il diritto di pronunziare oracoli dai suoi tripodi. Secondo ebbe l’onore Irieo, figlio di Poseidone, dopo aver scacciato l’altro dalla terra, poscia Orione, mio padre, avendo riconquistato la sua terra. Egli ora abita il cielo e quest’onore ho io. Perciò, ispirato, preferisco la verità oracolare. Ora tu, amico, sottomettiti agli immortali e libera l’animo tuo dall’ira, essendo suocero di numi. Così parlò il sacro profeta. Ed Asopo, presolo affettuosamente per la mano, dopo aver versato pianto dagli occhi, in tal modo rispose …

A tutti gli amici, buon inizio di settimana.

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dal cuore antico della Grecia: Telesilla

29/07/2015

Telesilla

Citata da Antipatro di Tessalonica e da Plutarco, Pausania, Polieno, Telesilla fu poetessa di Argo, di nobile famiglia, vissuta nella prima metà del V° secolo a.C.
Fu, la sua, una vita ricca di avvenimenti ove la poesia che Le diede fama perenne, si intrecciò indissolubilmente al ricordo del suo coraggio ed all’amore per la Patria che, armi alla mano, difese Argo2eroicamente, guidando le donne argive (con fanciulli e vecchi), dalle pretese spartane del re Cleomene.
Della sua opera quasi nulla ci è giunto e quel poco d’interesse esclusivo degli studiosi e dei ricercatori. A solo titolo informativo menziono un inno che narrava il mito di Artemide che sfugge ad Alfeo e quello sulle Nozze di Zeus ed Era.
Certo è che venne ammirata da tutti per le sue liriche anche belliche, volte ad esortare i concittadini al valore militare e per il suo valore.
A perenne memoria, elmo in mano e liriche ai suoi piedi, venne raffigurata su una stele in rilievo, posta di fronte alla statua di Afrodite nell’omonimo santuario al di là del Teatro di Argo.
Inoltre, a ricordo delle sue gesta e del coraggio mostrato in battaglia le donne argive al novilunio del mese Ermeo, vestivano chitoni e clamidi maschili e gli uomini pepli femminili.

A tutti gli amici, ovunque essi siano, buone vacanze o buon lavoro.

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banzai43 

dal cuore antico della Grecia: Mirtide

14/07/2015

Mirtide visse ad Antedone, in Beozia, fra il IV ed il V secolo a.C.sogni

Della sua vita e delle sue opere nulla ci è giunto. Di Lei v’è traccia nelle opere di Corinna (poetessa  di Tanagra), in Plutarco (scrittore di Cheronea), in Tiziano (filosofo di lingua greca e religione cristiana).

Anch’essa, come Prassilla, è ricordata come una delle “nove muse terrestri”.

In vita, grazie ai suoi versi rinomati e molto apprezzati, ebbe indubbi onori, fra essi una statua bronzea eretta dallo scultore beotico Boisco.  La si ricorda magistra di una scuola poetica che ebbe quali allievi Pindaro e la già richiamata Corinna anch’essa, successivamente, poetessa di chiara fama.

Fra le sue opere risulta la composizione di un poema sull’infelice amore di Ochne per Eunosto, eroe beotico.

Bye, bye

banzai43