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dal cuore antico della Grecia: Erinna

22/08/2015

ERINNA

Questo è un favo di Lesbo, d’Erinna:

una piccola cosa,

che le Muse colmarono di miele.

Sono i suoi versi trecento, ma valgono quelli di Omero.

Era una bimba di diciannove anni,

con un madre temuta. Sedeva alla rocca, alla tela,

nel suo servigio dedita alle Muse.

Se nella lirica vale più Saffo di Erinna, del pari

Negli esametri Erinna vince Saffo.

(Epigramma di ANONIMO, contenuto nell’Antologia Palatina)

 

Questa è la dolce fatica d’Erinna, di piccola mole

-era una bimba di diciannove anni-

Ma più gagliarda di molte. Se L’Ade a me non veniva

Così precoce, chi così famoso?

(ASCLEPIADE DI SAMO)

Ecco a Voi una immediata presentazione di Erinna, una delle “nove muse terrestri” dell’antichità. Se ne trae la certezza che il poetare d’Erinna fosse non secondario, importante anzi capace di non sfigurare al confronto con i versi d’Omero e non inferiori a quelli di Saffo della quale fu contemporanea e, forse, compagna.

Erinna nacque a Teno (o Telo?), isola della Cicladi vicino a Cnido o, forse, nell’isola di Kos e visseconocchia-680x340 attorno al 350 a C. Acquisì fama già in vita, fama che si ampliò attraverso le lodi dei poeti che conobbero, apprezzarono e divulgarono i suoi versi. La sua opera ci risulta esigua e composta da epigrammi ed esametri. Parte in dialetto eolico e parte in dialetto dorico è il poemetto “La conocchia”, di 300 esametri (una sessantina dei quali noti) dedicato all’amica Baucide, morta poco dopo le nozze. In questo lavoro, di grande dolcezza, Erinna esprime il proprio dolore ricordando la compagna di giochi, le confidenze, i momenti spensierati passati con lei ed il lavoro di ambedue quando filavano.

Nel 160 a C., la sua fama ancora salda, Antipatro di Sidone scrisse:

Pochi i versi d’Erinna, non ricchi i suoi canti, ma dono

Fu della Musa questo carme breve.

Ecco perché nel ricordo si staglia né resta avvolto

Nell’ala ombrosa della notte nera.

Noi, questa massa promiscua d’innumeri nuovi poeti,

Ci struggiamo, straniero, nell’oblio.

Meglio il bisbiglio del cigno che un gran crocidare di gracci

Che dilaga fra nubi a primavera

Della vita di Erinna quasi null’altro è noto. Così pure della sua morte: non se ne conosce il luogo e l’anno. La tradizione la vuole avvenuta a diciannove anni, ma non vi sono riscontri storici. E’ probabile, peraltro, che sia avvenuta in giovane età. Al riguardo propongo questo testo di Anonimo:

Fresco il tuo parto – un maggio ridente di canti di miele –

fresca al labbro di cigno la favella,

quando nell’Ade ti spinse, sull’onda larga dei morti,

la Parca, che conocchia regge e fila.

L’alta fatica dei versi proclama che morta non sei,

Erinna, e danzi con le Muse in coro.

 

Ed ancora, di Leonida (o Meleagro) questi ultimi versi:

Vergine ape novella fra tutti i poeti, mieteva

fiori di Muse Erinna. All’imeneo

Ade la trasse di forza. Con quanta ragione la bimba

“Ade – diceva – tu maligno sei!”

 

 

 

dal cuore antico della Grecia: Prassilla

13/07/2015
Sicione, sul golfo di Corinto, forse la più antica città della Grecia.
cratere grecoSiamo al tempo dell’82^ Olimpiade (453-449 a.C.) e Prassilla, una di quelle poetesse che verranno definite “le nove muse terrestri”, declama i propri versi che, rapidamente, saranno noti all’Ellade tutta.
Prassilla, poetessa di enorme risonanza alla quale Lisippo, grande scultore, eresse una statua in bronzo.
Compose inni agli dei,  ditirambi (canti corali in onore di Dionisio con poesia musica e danza) e scolii (canti conviviali accompagnati con la lira).
Di Lei parlano gli scrittori Zenobio ed Ateneo del II – III secolo d.C e Taziano IV secolo.
Delle sue opere ci è rimasto pochissimo;
. un frammento dell’inno intitolato “Adonis”, giovane amato da Afrodite che giunto all’Ade dopo la morte, alla domanda quale fosse la cosa più bella  che aveva lasciato alla perdita della vita rispose;

La cosa più bella che lascio è la luce del sole, in secondo luogo le stelle splendenti e il volto della luna, poi i cocomeri maturi, le mele e le pere”adone

. un secondo frammento (di incerta attribuzione) è il seguente:

“O vergine che guardi dolcemente attraverso le imposte, vergine nel volto ma di sotto sposa”

. dal ditirambo “Achille”:

“Giammai persuasi il tuo cuore nel petto”

. da due scolii un’esortazione ed un invito:

“O compagno, avendo appreso il racconto di Admeto, ama i buoni, ma tienti lontano dai vili, sapendo che i vili hanno poca riconoscenza”

“Sotto ogni pietra, amico, si cela uno scorpione”

.

Notizie liberamente attinte dalla rete.

Buona serata a tutti,

banzai43