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Dal Cile: Pablo Neruda

08/08/2019

Neruda, allora giovane diplomatico in Birmania, scappò ad un amore locale, troppo possessivo, timoroso per la propria vita. Sulla nave che lo portava altrove scrisse questa poesia che, probabilmente, mai venne letta dalla donna, di lui ferocemente innamorata.

Tango del vedovo

Oh maligna, avrai già trovato la lettera, avrai già pianto con furia

e avrai insultato la memoria di mia madre

chiamandola cagna putrefatta e madre di cani,

avrai già bevuto da sola, in solitudine, il tè della sera

guardando le mie vecchie scarpe vuote per sempre

e non potrai ricordare i miei malanni, il mio dormire, il mio mangiare

senza maledirmi ad alta voce come se io fossi ancora lì

a lagnarmi dei tropici dei coolies corringhis*,

delle febbri velenose che mi hanno rifinito

e dei ripugnanti inglesi che odio ancora.
Maligna, in verità, com’è grande la notte, com’è sola la terra!

Sono tornato di nuovo nelle camere solitarie,

mangio nei ristoranti pietanze raffreddate, e di nuovo

butto per terra i pantaloni e le camicie,

non ho attaccapanni nella stanza né ritratti alle pareti.

Quant’ombra, di quella che albergo in cuore, darei per riaverti

e quanto minacciosi mi sembrano i nomi dei mesi

e che suono di lugubre tamburo ha la parola inverno!

 

Sotterrato vicino al cocco troverai più tardi

il coltello che ho nascosto per timore che tu mi uccidessi,

e ora all’improvviso vorrei fiutare la sua lama da cucina

abituata al peso della tua mano e al fulgore del tuo piede:

sotto l’umidità della terra, tra le sorde radici,

delle umane parole il poveretto non saprà che il tuo nome,

ma la grossa terra non capisce il tuo nome

fatto d’impenetrabili sostanze divine.

 

Come mi angoscia pensare alla sfolgorio delle tue gambe

distese come ferme e dure acque solari,

alla rondine che dorme e vola nei tuoi occhi,

al cane di furia che alberghi nel cuore,

così vedo anche quanta morte c’è tra noi due da quest’ora

e respiro nell’aria cenere e distruzione,

il lungo, solitario spazio che mi circonda per sempre.

 

Darei questo vento del mare smisurato per il tuo brusco respiro,

che ho udito in lunghe notti senza oblio

congiungersi all’aria come la sferza al cavallo.

E per udirti orinare, nel buio, dal fondo della casa,

come versassi un miele sottile, tremulo, argentino, ostinato,

quante volte darei questo coro d’ombre che è mio,

e il rumore d’inutili spade che mi sferraglia nel petto

e la solitaria colomba di sangue che sta sulla mia fronte

a invocare cose scomparse, esseri scomparsi,

sostanze stranamente inseparabili e perdute.

Pablo Neruda

* Uomini di fatica locali

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dal Peru: César Vallejo

24/02/2019

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E se dopo tante parole …

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E se dopo tante parole,
non sopravvive la parola!
E se dopo le ali degli uccelli,
l’uccello fermo non sopravvive!
Sarebbe meglio, in verità,
che si mangino tutto e si finisca!

Esser nati per vivere della nostra morte!
Alzarsi dal cielo verso terra
sui propri disastri
e spiare il momento di spegnere la tenebra con l’ombra!
Sarebbe meglio, francamente,
che si mangino tutto e… cosa importa!

E se dopo tanta storia soccombiamo
non già d’eternità,
ma di cose così semplici come stare
in casa o mettersi a pensare!
E se scopriamo poi,
tutt’a un tratto, di vivere,
a giudicare dall’altezza degli astri,
dal pettine e dalle macchie sul fazzoletto!
Sarebbe meglio, in verità,
che si mangino tutto, non c’è dubbio!

Si dirà che abbiamo
in uno dei nostri occhi molta pena
come anche nell’altro, molta pena,
e in tutt’e due, nello sguardo, molta pena…
Allora… Certo!… Allora… tutti zitti!

Anche Natale se ne va

25/12/2014

Anche questo Natale, passo, passo se ne sta andando per lasciare spazio al nuovo giorno ed a tutti quelli che ancora seguiranno.

Prima che sia concluso, eccoVi allora il mio ultimo saluto della giornata.

.Natale2014

 

.A Voi tutti l’augurio di una cena serena e in compagnia (a proposito: ce la farete a mangiare ancora o avete già fatto il pieno fra iersera ed oggi?).

Buon Natale

Buon Natale

Buon Natale

Buon Natale

Buon Natale
………………………………………………………………….Buon Natale.