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Vengo dal Cile …

11/01/2014

Il sabato, per chi non lavora è, con la domenica, un lasso di tempo dedicato al riposo e, qualche volta alla riflessione. Così, oggi, giornata da me dedicata al “nullafare”, ho ritrovato in un libro l’intervento di Salvador Allende Gossen, Predidente del Cile, all’Assemblea dell’ONU del 1972. Un intervento importante e molto politico che Vi propongo solo nella parte iniziale, a mio giudizio di grande impatto perché vibrante di orgoglio nazionale.

“Vengo dal Cile, un Paese piccolo ma nel quale oggi ogni cittadino è libero di esprimersi come preferisce, di illimitata tolleranza culturale, religiosa e Salvador_Allende_2ideologica, in cui non c’è posto per la discriminazione razziale. Un Paese con una classe operaia unita e una sola organizzazione sindacale, in cui il suffragio universale e segreto è il veicolo che definisce un sistema multipartitico, con un parlamento la cui attività non si è mai interrotta dal giorno della sua istituzione centosessantanni  fa, dove la Magistratura è indipendente dall’Esecutivo, che dal 1833 ha modificato una sola volta la sua Carta costituzionale, senza che questa abbia mai cessato, praticamente, di essere applicata.  ……. Un Paese di dieci milioni di abitanti che in una generazione ha prodotto due premi Nobel per la letteratura ……”

... E per chi è interessato anche ad ascoltarne la voce, ecco a Voi 
un breve filmato, stralcio di quel discorso.

Dopo aver riletto il brano mi chiedo e Vi chiedo: “Quale politico e con quali accenti saprebbe (non potrebbe) presentare l’Italia attuale al mondo?”

Buon sabato e buona domenica a tutti i visitatori.

a_caneinviaggio

 

banzai43

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Politica, intercettazioni, TV, magistratura, Governo, etc. etc. Uffa! Che barba

17/03/2010

Amici miei eccoVi, come al solito senza commento considerato l’argomento, un interessante articolo tratto

da ILSOLE24ORE.COM Notizie Italia ARCHIVIO

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il Punto

di Stefano Folli

La fase finale di un conflitto da cui tutti usciranno sconfitti

16 marzo 2010

Si pensava che la campagna per regionali sarebbe stata avvelenata. Nessuno però immaginava quanto. Ora sappiamo di trovarci in un corto circuito a causa del quale le istituzioni rischiano il collasso. Sarebbe la degna conclusione di lunghi anni in cui il conflitto fra magistratura e potere politico (berlusconiano) si è fatto sempre più crudo, senza produrre mai una soluzione, ma solo ulteriori motivi di scontro e di logoramento. Fino alla marea d’intercettazioni con relative fughe di notizie che stanno sommergendo ogni parvenza di dibattito civile.

Berlusconi, che poche settimane fa aveva definito «talebani» i magistrati, una provocazione che non sembra avergli portato fortuna, oggi subisce i morsi della procura di Trani. Indagato per concussione e minacce, lapidato per l’ennesima volta sul piano mediatico, costretto a descrivere, per difendersi, il paradosso del suo naufragio: «È o no un diritto del presidente del Consiglio parlare al telefono con chiunque senza essere intercettato anche surrettiziamente?».

In questa frase detta al Gr1 c’è il senso perverso di tutto quello che accade. Il premier, che è anche un parlamentare, ha ragione nel rivendicare il suo diritto. Ma il solo fatto che sia costretto a farlo, mentre gli sta piombando sul capo l’ennesima tegola giudiziaria, dimostra la sua debolezza, anzi la sua impotenza. Certo, in nessun altro paese europeo e occidentale sarebbe possibile il caso di un capo di governo messo alla berlina per le sue conversazioni telefoniche finite sui giornali prima ancora che da esse i magistrati di una remota procura fossero in grado di ricavare un’ipotesi di reato. Ma forse in nessuno di quei paesi il governo si sarebbe dedicato per anni a una guerra contro la magistratura condotta con gli anatemi pubblici e con il vittimismo, senza mai una realistica strategia di riconciliazione.

Ora la prospettiva più probabile è che tutti gli attori di questo dramma un po’ assurdo escano sconfitti, sullo sfondo di un panorama di macerie. Tutti: Berlusconi, l’opposizione e la stessa magistratura.

Primo. Il presidente del Consiglio è esposto all’ennesimo danno d’immagine. Che si aggiunge a tutti gli altri. Se pure le sue telefonate non configurano reati, come è plausibile, resta l’impressione di un costume malsano. Peggio, resta l’idea di un premier che vorrebbe liquidare i suoi nemici, in questo caso Santoro e «Annozero», ma riesce solo a danneggiare se stesso: incapace di imporre le sue direttive e scrutato dal «grande fratello» elettronico. E tutto questo a pochi giorni da elezioni che non promettono niente di buono al centrodestra (salvo il partito di Bossi nel Nord). È una fotografia impietosa ma veritiera di questa fase del «berlusconismo».

Secondo. L’opposizione ricaverà dalla vicenda qualche vantaggio elettorale. Ma confermerà di essere incapace di una linea autonoma. Berlusconi continua a essere l’alfa e l’omega della politica italiana e la magistratura è il suo nemico mortale. L’opposizione politica si limita a camminare nel solco tracciato dalle procure. Il che, è ovvio, non serve a costruire un’alternativa. Ci si limita a contrapporre una piazza all’altra.

Terzo. Anche la magistratura rischia di uscire sconfitta dalla guerra dei vent’anni. E’ riuscita a logorare Berlusconi, ma ha logorato anche se stessa. Soprattutto ha perso credibilità agli occhi dei cittadini, alimentando i peggiori sospetti sugli interventi «a orologeria». Una vittoria di Pirro: ci vorrà tempo per ritrovare il prestigio perduto.

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Buona giornata a tutti

banzai43