Posts Tagged ‘Italia’

dell’Albania: Anilda Ibrahimi

24/03/2018

dell’esilio e della poesia

… Non porto la poesia con me da sempre, ma mi capita di incontrarla così per caso, qualche volta.
Dicono che scrivo poesia “dell’esilio”, ma ciò che mi preoccupa è proprio la temporalità di questo esilio.
Ho sempre pensato che tutti siamo in esilio; mi sono sentita in esilio con gli altri, tra gli altri.
Si può fuggire il tempo, fuggire verso la temporalità senza tempo, dove il passato, il presente, il futuro possono coesistere … in esilio.
Sono costretta a creare una soggettività attraverso la quale cerco di raggiungere i miei sogni.
Il ripensamento del passato mi costringe in un non luogo senza suoni, colori, giorni.
E’ necessario raggiungere i luoghi del passato dentro se stessi.
Crearli forse, in un movimento continuo fuori dal tempo, come la poesia.

Anilda Ibrahimi

Scrittrice albanese. Vive in Italia.
Ha pubblicato per i tipi di Einaudi

 

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Brexit: Gran Bretagna, Europa e Vincenzo Monti

06/11/2016

Di questi tempi si parla molto di Brexit. Della fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Dell’indicazione da parte della Suprema Corte Londinese del Parlamento e non del Governo di Sua Maestà, quale Organo decisore ultimo circa tempi e modalità della separazione. Si tocca con mano il fastidio e l’irritazionevincenzo-monti di molti Governi. Di quello tedesco in particolare. Storico è l’odio-amore dei francesi per i dirimpettai inglesi. E l’Italia?

Non so bene quali siano, se ve ne sono, precedenti storici di antipatia fra britannici ed italiani. Certo è che qualche cosa deve esserci o, quanto meno esserci stato per il “nostro” Vincenzo Monti se, in un passato poco prossimo (siamo nel 1802) ebbe a scrivere:

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All’Inghilterra

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Luce ti nieghi il sole, erba la terra.

Malvagia che dall’alga e dallo scoglio

Per la via de’ latron salisti al soglio

E con l’arma di Giuda esci alla guerra.

Fucina di delitti, in cui si serra

Tutto d’Europa il danno ed il cordoglio,

Tempo verrà che abbasserai l’orgoglio

Se stanco alfin pur Dio non ti sotterra.

La man che tempra dei Latini il fato

Ti scomporrà le trecce, e fia che chiuda

Questo di sangue umano empio mercato.

Pace avrà il mondo, e tu, feroce e cruda

Nel mar tiranno, all’amo abbandonato

Farai ritorno, pescatrice, ignuda.

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della bandiera e dell’amor patrio

10/10/2016

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bandiera_italia

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Sono ormai ultrasettantenne, un’età veneranda secondo alcuni e, fatto salvo qualche piccolo acciacco, in buona salute.

Non così la Nazione, la nostra l’Italia, nonostante lo sforzo di alcuni e le critiche di molti. Per limitarci solo all’autostima accade che stranieri abbiano di noi   maggior stima di quanto gli italiani stimino sé stessi. Ancorché brutto da dire è che noi, parole a parte, non sembriamo essere pieni d’amor patrio. O quanto meno, questo appare se parliamo dei simboli nazionali, uno in particolare: la bandiera, il tricolore italiano.

Per lavoro e/o per diletto ho visitato numerosi Paesi, in Europa e non. E, come credo accada ad ogni viaggiatore, ho sempre fatto confronti  fra la mia patria e le altrui nazioni cercando di cogliere fra le persone che incontravo  anche il sentimento di appartenenza alla comunità, alla sua storia, alle sue aspirazioni verso il futuro.

La bandiera non sempre rappresenta lo Stato come avviene in Italia (negli USA, ad esempio non è così), ma ovunque che io ricordi, le città principali, ma anche piccoli centri, erano un tripudio di bandiere e non solo alzate su luoghi pubblici e sempre, dico sempre, pulite, integre, vivide nei colori. Un piacere guardarle.

In Italia, invece, pochi i tricolori. Sovente sporchi, stinti e presenti, quando ci sono, per ingentilire (si fa per dire) solo palazzi pubblici: caserme (non sempre), case comunali (con la bandiera regionale assai meglio tenuta), scuole, ogni tanto, ed in pochi altri luoghi.

Ma quello che m’addolora non è il fatto che vi siano poche bandiere, ma che siano trascurate così come una moglie disamorata non tiene più in ordine la casa, fatica a cucinare, non stira più con accuratezza le camice, o come quell’uomo che s’attarda in ufficio perché, da tempo, torna a casa con fastidio, non rispetta più la moglie, i figli sono divenuti un peso, un fastidio.

Ecco, bandiere malmesse sono per me indice d’un amor patrio che se ne va o, peggio, che non c’è mai stato.  Al momento ci salva il gran cuore del singolo italiano pronto a dare  che, fortunatamente,  ancora ci sorregge e si fa sentire nei momenti delle tragedie (terremoti ad  esempio). Meglio che niente, ma è poco.

Sogno un tempo a venire quando, anche in Italia, tanti tricolori (in compagnia della bandiera europea), sempre ben tenuti, indicheranno che l’Italia è, finalmente, piena di italiani che intendono dimostrare di essere tali.

W il tricolore, viva gli italiani, viva il bel Paese.

a_caneinviaggio

 

 

 

 

banzai43

dopo la devastazione, l’Albero della Vita

03/05/2015

Gentili Amici,

   dopo la devastazione senza senso, subita ad opera d’una banda di delinquenti, la mia Milano sta lucidandosi nuovamente per presentarsi  una volta ancora, con rinnovata eleganza, a tutti i visitatori. L’occasione, questa volta (ghiotta occasione) è l’EXPO che vede Milano al centro del mondo. Milano vi aspetta, Milano vi saluta.

E per chi ancora non l’avesse visto (difficile, io credo) ecco a Voi l’Albero della Vita simbolo, più che mai, d’una città e d’una nazione che, nonostante tutto, ha deciso di fare resistenza, di non arrendersi.

Buona settimana a tutti.

banzai43

 

25 Aprile. Una storia partigiana

25/04/2015

BANDIERA-ITALIA1
25 Aprile 2015

Una storia partigiana

Emilia, una famiglia composta da madre, padre e sette figli. Quattro femmine e tre maschi.

Contadini poveri, mezzadri che tirano a campare come possono, spesso barattando qualche uovo con altri beni di consumo. Poveri, dicevo, ma con un gran cuore.

Un bimbo, dato a balia da una giovane servetta, rimasta incinta dal “padrone” viene abbandonato per impossibilità a mantenerlo. La balia non lo tiene. Quella famiglia, invece, lo accetta in un moto di spontanea solidarietà e lo tiene presso di sé come un figlio proprio, legittimo, da pari a pari, fratello fra fratelli e sorelle, sino all’età adulta.

Passano gli anni, il fascismo pone la sua ipoteca sul Paese, nasce l’alleanza con la Germania, scoppia la seconda guerra mondiale e poi la resistenza partigiana.

Il figlio acquisito entra nella resistenza, si fa onore e diventa un capo partigiano. Una delle “sorelle” innamorata di un giovane del luogo resta incinta.

Ora provate ad immaginare. Anno 1945, Emilia, colline in provincia di Reggio Emilia. In zona legione fascista e forte contingente tedesco che impone il proprio volere a tutti, fascisti compresi. Contro di essi il movimento di partigiani in atto. Perquisizioni, sequestro di beni ai contadini per spezzarne la resistenza morale e eliminare il sostegno ai resistenti, violenze fisiche e morali, omicidi a sangue freddo, scontri a fuoco.

Il “fratello” viene fatto prigioniero dai tedeschi, accusato di sovversione e condannato a morte. Sentenza da eseguire in un futuro non molto lontano. La costernazione della “famiglia” è grande. Un figlio, un fratello, era in mani nemiche e veniva certamente torturato perché parlasse, perché desse informazioni cruciali: “Quanti sono nella tua brigata, che armi hanno, come vengono trasmessi gli ordini, chi le staffette, chi i portaordini, quali le prossime mosse, chi comanda, ……”

La “sorella” allora (incinta, ricordiamolo), inforcata la bicicletta  scese dalla collina al piano e si presentò al comandante tedesco di zona. Chiese di parlare al condannato a morte, gli fu negato, pregò lungamente, disse che il figlio che aveva in grembo era del prigioniero (cosa facilitata dal fatto che avevano cognomi diversi), che voleva che almeno potesse sentire il battito del cuore del bimbo (o della bimba) considerato che non avrebbe potuto vederlo nascere. Tanto disse e tanto pianse che le permisero di vederlo. Non vi descriverò lo stato, fisico dell’uno e morale dell’altra.

Le visite si ripeterono. La famiglia così, pur in costante apprensione (come non esserlo pensando ad un fratello davanti al plotone d’esecuzione?) ebbe notizie periodiche. Il comandante tedesco, forse sorpreso della costanza della giovane, della dedizione della ragazza all’uomo, della forza dell’amore in mezzo alla barbarie, un giorno fermò la giovane e le disse che poteva capirla poiché lui pure, in Germania, aveva moglie e figli piccoli e la rilasciò con alcuni generi di conforto. Ma per il prigioniero non avrebbe potuto fare nulla. Era stato condannato e la sentenza doveva essere eseguita.

L’andare e venire della ragazza, giù e su dalla collina con grande sforzo, non era sfuggito alle vedette partigiane, al movimento di liberazione. Una sera, dopo che la ragazza era stata a far visita al “fratello”, la fermarono in malo modo, le intimarono di seguirli e la imprigionarono quale collaborazionista. La giovane spiego chi fosse “Sono la sorella di …. , la mamma vuole sue notizie, piange sempre e si dispera, la famiglia tutta si dispera. Io non tradisco. Mi sono spacciata per la sua fidanzata, ma sono sua sorella ….”

La ragazza rischiava la morte per mano partigiana. Chiese allora di poter parlare con “……..” il capo di suo “fratello” che lei conosceva. Nel frattempo era scesa la notte. La legarono mani e piedi. Al mattino una staffetta mandata appositamente, la sera prima, a trovare il “capo”, giunse con l’ordine di liberarla. Tornò a casa.

Da quel momento fu staffetta partigiana e “osservatrice”.  Quando scendeva al piano doveva guardare attentamente cosa fosse cambiato rispetto alla volta precedente: quanti uomini, quanti camion, quali armi fossero a disposizione. Quanti presidi nazifascisti l’avevano fermata, di quanti uomini erano composti, dove locati e così via. Più volte rischiò la vita, più e più volte trasmise ordini.

Alcuni giorni prima di quello fissato per l’esecuzione i tedeschi, vista l’avanzata degli americani se ne andarono ritirandosi ordinatamente. La fucilazione non avvenne. Il “fratello” fu liberato e rientrò in famiglia per la felicità di “mamma”, “papà”, “sorelle” e “fratelli”. Lui, il condannato, non raccontò mai delle angherie, delle botte, delle vessazioni e delle torture subite.

Certo è che non parlò, non tradì. Il rispetto che godette negli anni successivi fu immenso. Un vincolo, ancor più forte che in passato legò quel “fratello” a quella “sorella” per tutta la loro vita. Ora sono morti entrambi.

Lui era Lino, nome di battaglia “Noro”. Lei era Armentina. La bimba che portava in grembo venne chiamata Anna (detta Marisa), rispettivamente mia suocera e mia moglie.

Ad ambedue ed alle giovani generazioni affido questa semplice storia partigiana di giovinezza, dedizione, determinazione,  coraggio, che lega fra loro l’amor patrio, l’amore familiare, il desiderio di libertà, di verità, di giustizia.

Naturalmente è dedicata anche a Voi, amici miei, oggi sabato 25 aprile 2015, nel ricordo di quel tempo da non dimenticare.

Viva l’Italia resistente, democratica, repubblicana, libera e unita.

Viva l’Italia.

banzai43

a_caneinviaggio

italian botton

 

 

 

 

 

sia Pace in Terra …

23/12/2014

Sia Pace in Terra … con quel che segue.

Gesù bambino…..Certo, con tutto quello che succede nel Mondo e pure in Italia che a questo mondo, in fin dei conti appartiene, è difficile credere che ancora esistano “uomini di buona volontà”.

Guerre senza logica, soprusi, violenze inusitate, sprechi, eccessi, malaffare, femminicidi, infanticidi, nepotismo, emarginazione, indigenza, disperazione … Queste, ormai, le notizie d’ogni giorno.

Dove trovarlo, mi chiedo, l’UOMO di buona volontà. Gli uomini di buona volontà. Magari, anche, solo una decina. Uomini retti, schiene diritte, uomini giusti, uomini privi d’invidia, disponibili all’aiuto verso il prossimo. Dove trovarli?

Eppure ancorché ogni giorno sommersi da quanto si vede, si sente, si legge, non possiamo che sperare. Cosa sarebbe mai l’Uomo senza Speranza?

A tutti gli amici ed a tutti coloro che, casualmente, transitano dal labile segno che è questo  mio blog, chiedo di non cessare di sperare, di credere, di vivere con la massima armonia possibile con la gente, gli animali e la Natura.

A tutti Voi che mi leggete un fraterno abbraccio ed i migliori auguri, della mia famiglia e miei, per un Natale sereno ed in pace, nell’attesa di tempi migliori che mi auguro siano vicini vicini, come imminente dono del 2015. Buon futuro.

a_caneinviaggio

.banzai43

 

 

 

Riconoscere i meriti

26/05/2014

Le analisi del voto le faremo con calma in seguito.

Al momento riconosciamogli il merito.

. matteo-renzi1

.Bravo Matteo!

Certo che ne hai date molte

un poco a tutti.

. CIMG1358

Ora, vedi di mantenete le Tue

PROMESSE.

 

Qualcosa di nuovo. Finalmente!

08/04/2014

 .  La finanza pubblica deve essere sana

.   Il debito pubblico deve essere ridotto

.   L’arroganza dell’amministrazione deve essere combattuta e controllata

.   La popolazione deve ancora imparare a lavorare invece di vivere di sussidi pubblici

   . L’aiuto ai Paesi stranieri deve essere diminuito per evitare il fallimento di Roma

cicerone

 .

….55 a.C (!!!)

...MARCO TULLIO CICERONE 

 

 

di una rinnovata curiosità

16/03/2014

Mai ho giudicato le persone in base all’età.

Nel corso della mia vita ormai lunga, dopo insegnanti naturalmente più anziani di me, ho avuto colleghi di lavoro ed anche amici di ogni età e da tutti, maggiori o minori di me, qualche cosa ho appreso: dai loro insegnamenti o dalle loro esperienze.

Ne consegue che non sono né sorpreso né angustiato se Matteo Renzi, attuale Segretario del PD, abbia “solo” 39 anni e presieda un Governo. In altri termini non crea in me alcun timore così come non m’impensierisce, la sua presunta inesperienza. Posto che chi ha governato, in passato, una Provincia non facile o una città, certamente complessa  come Firenze, possa definirsi “senza esperienza”.matteo-renzi1

Sono, invece, un poco infastidito da alcuni suoi atteggiamenti guasconi, ma non posso pretendere di aver il Presidente del Consiglio dei Ministri “su misura”. Quel che m’importa, invece, è che lui abbia idee vincenti, ne sappia imporre l’accettazione al Paese salvaguardando le minoranze più deboli, abbia la capacità di gestire con mano sicura e convincente, l’intera compagine di Governo. Il “Suo” Governo. Quello da Lui fortemente voluto “non per cambiare il Governo”, come ha detto, ma “per cambiare l’Italia”.

Certo di “movimento” ne ha già fatto molto pur se, al momento, i risultati appaiano modesti e poco visibili al di là delle tante parole. E’ però altrettanto vero che “ha appena cominciato” e l’apparato della burocrazia statale, attraverso i suoi vertici apicali, non concede sconti ad alcuno, men che meno a lui, temuto dai burocrati, che lo percepiscono (così io credo) come un “tornado”, forse in grado di far cadere parte dei loro privilegi (non tutti, suvvia, ci mancherebbe!) semplificando numerose procedure, riducendo assai l’impianto burocratico esistente e, conseguentemente, comprimendo il loro, attuale, immenso potere capace di condizionare/bloccare le reali novità, quando a loro sgradite, presentate dagli Esecutivi italiani tutti, quello di Renzi incluso così come sempre è avvenuto in passato. E come, certamente, sperimenterà anche Matteo Renzi se già non lo ha verificato sulla propria pelle.

Di Renzi mi piace l’italianità ovvero quel parlare al mondo (all’Europa in particolare) riconoscendo il dovere dell’Italia di mantenere gli impegni presi senza, per questo, sentirsi lo studente che, con fastidio malcelato, fa i compiti e si reca poi, timidamente, cappello in mano, dai professori nella speranza di un buon voto. In Renzi c’è un orgoglio italiano che forse il Paese (per i trascorsi e le magagne che mostra giornalmente) non dovrebbe provare, ma che consente, almeno a me, di sentirmi moralmente più attivo e meglio rappresentato nei confronti dei Paesi terzi.

Per chiudere. Lasciamo che Renzi lavori con tutto l’impegno di cui è capace e facciamo tutti il tifo per lui. Non dobbiamo pensare alla nostra appartenenza (destra, centro o sinistra che sia) come abbiamo fatto in altri momenti.

Si tratta invece dell’Italia, un Paese da rilanciare economicamente aprendo agli investimenti stranieri (eliminando, contemporaneamente ed il più possibile, il puzzo del marciume esistente), rilanciando i consumi e creando le condizioni per nuovi posti di lavoro e nuovi investimenti. Un compito da far tremare i polsi con rischi politici che Renzi ha accettato di correre.

Come dicevo lasciamo, ora, che Renzi, lavori. Tornerò in argomento, diciamo fra 6 mesi, per fare il punto della situazione. Allora, forse, potremo stabilire se il fiorentino Matteo è uno statista, un buffone o un parolaio senza costrutto.

Dovessi trovarlo molto simile a Berlusconi mi infastidirebbe non poco.

Buona domenica e buon futuro a tutti (con tanta speranza).

a_caneinviaggio

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Uno, due, tre: incarichi plurimi

02/02/2014

Cari amici buongiorno,

mai come in questi tempi è facile criticare la politica italiana. Sia quella della maggioranza delle intese (ampie, strette, minuscole, possibili, impossibili ma presenti etc.) sia quella delle opposizioni (distruttive, offensive, verbose, schiamazzanti, aggressive, maleducate, grillanti, incattivite, aculturate, faziose etc.).

Antique pen and inkwellPassa quasi la voglia di parlarne, data la semplicità con la quale possono trovarsi le argomentazioni da utilizzare per un discorso di critica negativa, sempre possibile.

Questo il motivo della rarefazione dei miei post aventi per oggetto la politica. Comunque sia, oggi ho deciso di fare un’eccezione. Una breve e sintetica eccezione. Intendo trattare dei cosiddetti “incarichi multipli” più volte, in passato, richiamati da quotidiani e settimanali.

Tratteggerò il può recente dei fatti. Il personaggio è Antonio Mastrapasqua, presidente dell’INPS (da ieri dimissionario) e, contemporaneamente, con molti altri incarichi, pare addirittura oltre 25. Insomma un uomo eccezionale, con il dono dell’ubiquità, attributo, un tempo, esclusivo del Padreterno.

Solo per curiosità vediamone alcuni di questi incarichi (ovviamente tutti retribuiti, forse con piccole eccezioni): “Presidente dell’INPS”, “Vice Presidente esecutivo di Equitalia spa”, “Procuratore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma”, “Commissario Unico della Super-Inps”, “Presidente dell’immobiliare Idea-Fimit” la più grande società immobiliare italiana, “Consulente di una struttura bancaria”, “Sindaco del Consiglio d’Amministrazione di Autostrade”, “Amministratore Delegato di Italia Previdenza” nonché di “Sispi spa” e di “Litorale spa” e titolare dello studio Mastropasqua di Roma. Ho escluso, volutamente, le Sue molte altre presenze in collegi sindacali (quale Presidente o Sindaco effettivo) di Società sia a capitale pubblico che a capitale privato.

Di questi giorni, per quanto , lo riguarda,  è l’emergere di uno dei molti casi di possibile “conflitto d’interessi”. A solo titolo d’esempio quello di rimborsi non dovuti , da parte dell’INPS , all’Ospedale Israelitico, ospedale che a quanto si dice dovesse all’INPS ingenti somme  per contributi pregressi, dall’Inps non sollecitati. In ambedue le strutture il “dominus” era il Mastrapasqua!

Sta di fatto che dopo anni di “politica del salame sugli occhi” il nostro Esecutivo (Governo Enrico Letta per intendersi) ha approvato un disegno di legge “per disciplinare l’incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prevedendo per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività volta a prevenire  situazioni di conflitto di interesse.”

Vivaddio, la politica s’è accorta che qualche cosa non andava: Ma non è detto che tale situazione vergognosa venga sanata rapidamente. A ben vedere si tratta di un disegno di legge, non ancora legge la quale, peraltro, se già esistesse avrebbe bisogno di Regolamento o Regolamenti attuativi. Quindi chi vuole sperare, speri e chi vuol dubitare dubiti.

Tralascerò altresì di approfondire le molte altre questioni che il Mastrapasqua riguardano o hanno riguardato; un solo accenno:

   – segnalato alla Corte dei Conti per rischio crediti inesigibili, rimborsi gonfiati e fatture false con possibile danno erariale ai danni dello Stato;

   – indagato dalla Procura della Repubblica di  Roma per presunte cartelle cliniche truccate;

   – oggetto di due esposti alla procura di Roma da parte di Adusbef (associazione dei consumatori): la prima ancora legata alla vicenda dei rimborsi all’Ospedale Israelitico, la seconda per la vendita dell’appartamento a Roma sede di Intesa San Paolo da parte di Idea-Fimit, già accusata di essere stata al centro di molteplici scandali immobiliari.

E potrei andare avanti almeno per un altro poco per concludere poi con parole al vetriolo, ovvero nell’unico modo apparentemente possibile.

Preferisco, invece fare due conti.

Il Dr. Mastrapasqua, come anzidetto, ha non meno di 25 attività retribuite. Quanto al Suo reddito annuo, pare essere di circa € 1.200.000 (unmilioneduecentomila euro). Così le notizia attingibili da stampa e “rete”, ovvero le mie uniche fonti a tutti disponibili.

Ora qualche considerazione: i giorni lavorativi di un anno (tenendo conto anche delle ferie) sono, generalmente, considerati pari a 220.= Il che significa che il Mastrapasqua:

     . dedica a ciascuno dei propri impieghi una media di giorni 8,8 all’anno!

     . ha una giornata lavorativa retribuita mediamente con € 5.454,5 (cinquemilaquattrocentocinquantaquattro euro e 50 centesimi) !!

     . ha un reddito annuo equivalente a quello di non meno di 153 pensionati (e ve ne sono molti) la cui pensione mensile è di circa € 600,00.= !!!

     . ha un reddito annuo equivalente a quello ben 115 fortunatissimi giovani che, contro-tendenza, hanno trovato un lavoro ad 800,00 euro al mese !!!!

Potrei andare avanti, ma mi fermo qua. Direi che le premesse per essere infastiditi, disamorati, incazzati, ci sono tutte.

Una rivoluzione (morale innanzi tutto), ovviamente senza sangue e violenze, e nel rispetto della democrazia e dell’ovvio ordine, senza degenerazioni, è più che necessaria, più che urgente, serve subito. ADESSO! Ma come frenare il popolo se dovesse, realmente, scatenare la propria comprensibile ira ?

Confesso che ero ed ancora sono innamorato dell’Italia, della sua storia, della sua ricchezza culturale, delle sue eccellenze. Poi leggo della rete idrica chebandiera perde quasi il 50% dell’acqua che vi scorre, delle mazzette che anziché sparire continuano con ritmi incrementali, dei politici di malaffare che si riempiono le tasche, dei vigili del fuoco e dei poliziotti con autopompe ed auto ferme perché mancano i soldi per il carburante, dei tribunali dove manca la carta su cui scrivere, dei richiami dell’Europa per l’esiguità delle pensioni minime, eccetera, eccetera, eccetera.

Allora, in quel momento, vorrei poter fare come davanti alla disperazione, allo sfacelo, facevano gli antichi. Mettermi in un angolo, coprirmi il capo col mantello e piangere.

Buona domenica a tutti.

a_caneinviaggio

banzai43