Posts Tagged ‘giovinezza’

… contro le morti sulle strade

15/07/2019

Anche oggi (15 luglio 2019), come spesso accade, i quotidiani ci informano di un fine settimana con molti morti sulle strade. Vite troncate, famiglie distrutte dalla sofferenza, futuri compromessi e tanto, tanto dolore.

Settimane or sono fui colpito da una scritta sul retro di un camion che mi precedeva in autostrada. Un consiglio semplice, ma non banale. Lo riporto come regalo a chiunque mi legga. A tutti costoro l’augurio di “buona vita

.

Non correre mai più veloce

di quanto il tuo angelo custode

possa volare !

 

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dagli USA: Sylvia Plath

16/02/2019

……….Specchio

Sono esatto e d’argento, privo di preconcetti.
qualunque cosa io veda subito l’inghiottisco
tale e quale senza ombre di amore o disgusto.
Io non sono crudele, ma soltanto veritiero –
quadrangolare occhio di un piccolo iddio.
Il più del tempo rifletto
sulla parete di fronte.
E’ rosa, macchiettata. Ormai da tanto tempo la guardo che la sento
un pezzo del mio cuore. Ma lei c’è e non c’è.
Visi e oscurità continuamente si separano.

Adesso io sono un lago. Su me si china una donna
cercando in me di scoprire quella che lei è realmente.
Poi a quelle bugiarde si volta: alle candele o alla luna.
Io vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Me ne ripaga con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Anche lei viene e va.
Ogni mattina il suo viso si alterna all’oscurità.
In me lei ha annegato una ragazza, da me gli sorge incontro
giorno dopo giorno una vecchia, pesce mostruoso.

del valore del tempo

04/10/2018

Tutti perdono il fiore della gioventù. Un fucile, una sella, una persona, e tutti sono migliori quando sono usati e hanno perso la lucentezza del nuovo.

Ernest Hemingway

Lettere a F. S. Fitzgerald

dalla Germania: Hermann Hesse

12/02/2018

Giovinezza, dolce sogno?

Notti e notti la fronte tra le mani
chino, ho vegliato sui libri
ciò che cercavo non l’ho trovato,
ciò che ho trovato l’ho per anni da allora dimenticato.

Per notti e notti, con la bocca ardente
fui zimbello di belle donne
e mi fu svelato il mistero dell’amore
acceso di voluttà e ricco d’onore.

Per notti e notti assorto e solitario
nella notte confusa dal vino e dall’ebbrezza
ora siedo e mi sento sprofondare
e le sue luci ammiccan come spettri.

Sapienza tanto a lungo inseguita
parole, canzoni sono maturate in me,
ma le lascio silenziose e inespresse
ondeggiare verso i tramonti blu.

Hermann Hesse

dalla Grecia: Ghiannis Ritsos

19/11/2016

Teatro antico

.

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.

Quando verso mezzogiorno, si trovò al centro del teatro

antico,

lui, giovane greco, privo di sospetto, ma bello quanto

quelli,

lanciò un grido (non d’ammirazione, l’ammirazione 

non la provava affatto, e se anche l’avesse provata

non l’avrebbe certo manifestata), un grido semplice

forse per la gioia incontenibile della sua giovinezza

o per saggiare la sonorità del luogo. Di fronte,

al di sopra dei monti verticali, l’eco rispose –

quest’eco greca che non imita né ripete

ma semplicemente continua a un’altezza smisurata

l’eterno grido di evviva del ditirambo.

.

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dalla Grecia: Saffo (trad. di S. Quasimodo)

05/01/2016

….TRAMONTATA E’ LA LUNA

Tramontata è la luna

e le Pleiadi a mezzo della notte;

anche giovinezza già dilegua,

e ora nel mio letto resto sola.

Scuote l’anima mia Eros,

come vento sul monte

che irrompe entro le querce;

e scioglie le membra e le agita,

dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;

e soffro e desidero.

.

luna e nuvole

… questione di tempo

06/12/2015

Le previsioni per il “ponte” in corso, quanto meno per le città del nord, parlano di “nebbie diffuse”, leggere nelle ore meno fredde delle giornate.

E allora, tutti in bicicletta.

Una pedalata può essere un ritorno alla giovinezza, rimette in moto qualche muscolo dimenticato e, pedalando con lenta scorrevolezza, scoprire viuzze sconosciute, negozietti nascosti, angoli ignoti, paesaggi urbani dimenticati.

Buona biciclettata.

E se la bicicletta non è di vostro gradimento, statevene al caldo e riposatevi.

.

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Buon futuro a tutti.

banzai43

della tranquilla vecchiaia

13/02/2015

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Non il giovane è felice, ma il vecchio che ha vissuto una vita bella. Infatti il giovane nel fiore della età è sempre in balia della sorte; il vecchio invece è approdato alla vecchiaia come a un porto tranquillo e di tutti i beni che
prima aveva con dubbio sperato ora ha sicuro possesso nella tranquilla gioia del ricordo.

così EPICURO

Tenuto conto dei tempi che stiamo vivendo vien da chiedersi se questo pensiero abbia una qualche validità ancor oggi ove, in larga misura, si assiste all’emarginazione sistematica degli anziani dopo una, forse programmata, politica di loro impoverimento per una successiva espulsione. Quasi che la vita dell’uomo sia, per la politica imperante, un bene ad obsolescenza programmata, quindi con una scadenza quasi certa, per una sua estromissione dal “sistema” : “espulsione a scadenza”.

Che tristezza! Che rabbia!

a_caneinviaggio

banzai43

 

dell’assoluta ignoranza

28/04/2014

Poche parole. E non vorrei fossero percepite come una critica.

Fossero di critica non saprei chi o cosa criticare: la famiglia?, la Scuola, la carta stampata/patinata? il Governo?, le Associazioni partigiane?, le strutture confessionali?, le applicazioni per Smart Phone?, Berlusconi?, Grillo?, Google? …

Ma di cosa stai parlando ? mi si potrebbe chiedere.


ItalialegoPochi giorni addietro era il 25 Aprile, festa della Liberazione (per me e molti altri, in un’accezione forse più ampia, anche festa della Libertà).

Festa della Liberazione, dicevo. Ma Liberazione da che?, da chi?

Una rete televisiva la sera del 25 Aprile (o forse il mattino dopo) mostrava giovani ai quali era stata posta una delle seguenti domande:

“Che festa è oggi?”

“Oggi è la Festa della Liberazione. Mi sai dire da che cosa siamo stati liberati?”

Poche le risposte coerenti. Alla prima domanda numerosi i “Non so” o, con alcune variazioni “No, non può farmi una domanda così”.

Le risposte al quesito secondo sono state desolanti. Fra esse a mia scelta due perle che ritengo massimamente offensive e capaci di mostrare l’assoluta ignoranza di parte di quei nostri giovani. 

Alla domanda “Liberazione da chi / da cosa”, ecco il fior di fiore:

“da Garibaldi”

“dagli ebrei”.

Di Garibaldi, certamente uno dei Padri della Patria, mi risulta che sia stata parte dell’Italia ad essere liberata.

Degli ebrei, vessati dalle tristezze fasciste, non sento certamente la necessità di essere liberato e non lo sarei stato neppure durante il “regime in camicia nera”. E non sono ebreo.

Che dire. Se la giovinezza è il nostro futuro mi auguro che quella intervistata costituisca una frangia sparuta in un oceano di gioventù colta e responsabile. Poveri noi, altrimenti. Povera Italia.

Viva l’Italia, viva la Resistenza, viva i martiri e gli eroi: cattolici, ebrei, comunisti, atei, anarchici e di qualsiasi altra tendenza purché combattivi, onesti e laboriosi.

Buona serata a tutti.

a_caneinviaggio

 banzai43

 

Dei luoghi dell’anima, della maturità, dell’amicizia

10/11/2013

striscia castellazza

Dei luoghi dell’anima, della maturità, dell’amicizia

Sin da bambino mi sono dichiarato mezzo milanese (per padre) e mezzo trentino (da parte di madre). E quest’oggi vi parlerò del mio rapporto col Trentino e con l’amicizia. Legami forti che l’assenza, la lontananza dai luoghi, i tanti anni trascorsi non sono riuscitPasso Broccon 01 037i a sfumare o rendere meno intensi.

Finito l’anno scolastico, bambino, la mamma mi portava dalla nonna. Niente automobile, allora. Si partiva la notte dalla Stazione Centrale di Milano, destinazione Trento.  Arrivati  di primo mattino, dopo una veloce colazione al bar via di corsa alla stazione delle corriere per inerpicarsi, motore sbuffante, verso Castello Tesino, 940 m. sul mare, a casa della nonna, a due passi dal monte Celado e dal più noto passo del Brocon (1.616 metri). 

Già il solo giungere a Trento era per me una forte emozione. L’aria frizzante del prima mattino,  profumata e leggera e le montagne sullo sfondo, come un mezzo anfiteatro, mi davano un nuovo benvenuto. E mi inebriava il pensiero che di lì a poco sarei stato ancora più su, dalla nonna, a “Castello”, dove avrei  ritrovato gli amici di sempre (Dante, Sergio, Firmino, Norma, Bruno …) che, allertati dalla nonna, mi avrebbero accolto sorridenti non come il “milanese” che arrivava in campagna, ma il “castelazzo” (abitante di Castello) che tornava al paese, che tornava a casa.

 Con gli amici, dopo aver raccontato e raccolto le piccole novità, riprendevo i Dalla strada per Celado.Bgiochi soliti e quelli di più recente sperimentazione maturati  nel corso della reciproca lontananza. Ma il lungo periodo della separazione sembrava svanito. Tutto veniva “ripreso” come se  vi fosse stata un’interruzione il giorno prima. Il tempo, che s’era fermato, riprendeva ora a scorrere, d’incanto, là dove s’era fermato tanto tanto tempo prima. 

Ripartita la mamma qualche giorno dopo l’arrivo, staccavo con l’italiano per parlare il dialetto e cercavo di sfuggire agli scappellotti dello zio Carlo, il genietto della famiglia (imbianchino, pittore, scultore nel legno, musicista, compositore ecc. ecc.), il più giovane fratello di mia madre che tentava di frenare le mie tante marachelle che la nonna non riusciva a contrastare.

Da parte mia celebravo, giornalmente, la  festa della libertà, dell’ apprendistato, per diventare, gioiosamente, un uomo libero. 

Libero nelle scelte, convinto dell’amicizia e dell’eternità dell’amore, del diritto a godere della natura e della bellezza, della pioggia subitanea, della voce del ruscello, dell’intrico del bosco, del rintocco delle campane, del sibilare del vento, delle nuvole in cielo, della luce e delle tenebre,  delle feste e dei balli paesani.  Tutto era insegnamento, tutto era gioco. 

E così passai, stagione dopo stagione, dalla fanciullezza alla giovinezza, ai primi amori, alle prime pulsioni e dubbi e tormenti. Ho vivo il ricordo del rossetto scarlatto su giovanissime labbra, delle prime impacciate carezze ad un corpo femminile, dei primi dolorosi addii. E che dire delle lunghe serate a ballare con i dischi del juke box (i soldi raccolti fra i villeggianti, anch’essi alla ricerca di un momento di svago)?

Scherzi della memoria: le gite nei boschi a raccogliere ciclamini e mirtilli e fragoline; la posa,  nell’intrico degli alberi, attorno a polle d’acqua, di bacchette di vischio per la cattura di uccellini per la polenta, la ricerca dei funghi con la nonna, le levatacce per incontrare gli amici in piazza, di primissimo  mattino, maglioni e giacche a vento addosso, ad aspettare, tutti assieme, il camion-cisterna che, vuoto, andava a ritirare il latte nelle malghe e ci avrebbe dato un passaggio sino in alta montagna: colazione al sacco e ritorno a piedi. E giochi, scherzi e risate a non finire. 

Milano, peraltro, non era dimenticata. Il passaggio di un’auto targata MI (rare allora) faceva scattare, immediatamente, la nostalgia della famiglia e della città lontana.  Gli occhi umidi, allora, intonavo a mezza voce una canzone milanese e la tristezza, che aveva fatto capolino, passava. 

Molto giovane ho iniziato a lavorare. Lavorare e studiare, sino all’Università, sino alla laurea. Poi  matrimonio, carriera, figli, ferie.  Pochi i ritorni in Trentino, tutti per dovere: la morte della nonna, dello zio Carlo ed in ultimo di sua moglie. Gli amici emigrati chi in Svizzera, chi in Germania, chi a studiare in altre parti d’Italia. Per oltre trent’anni il Trentino m’ha chiamato, senza avere risposta. Ne sentivo la voce, provavo il desiderio di tornare, ma non mi decidevo a farlo benché provassi un tormento d’animo. Forse avevo paura di confrontarmi con i ricordi, di vedere assai piccolo ciò che da ragazzo credevo grande e possente. Non so dire perché. Non sono riuscito a darmi una spiegazione. 

Anni su anni, ai primi d’ottobre 2010, sentii che non potevo più attendere. Il richiamo di quelle montagne si faceva imperioso, pressante, necessario, non CT_Corto verticale2procrastinabile. Informai mia moglie, mi misi al volante e partii.

Guidavo canticchiando canzoni di montagna. Superata la Lombardia e il Veneto entrai nel Trentino in una mattinata uggiosa e sentii, immediatamente, una scossa, il cuore sollevato, un’ondata di ricordi, un poco d’emozione, l’anima in pace. Ero tornato. Per festeggiare intonai l’Inno del Trentino.

Le strade non erano più quelle d’un tempo. Quella da Trento verso la Valsugana, stretta e tortuosa nei miei ricordi, s’era trasformata in una superstrada che lambiva i paesi senza più attraversarli. D’un tratto una deviazione a sinistra, verso il paese di Villa Agnedo mi ridiede la strada d’un tempo che conduceva, stretta e ripida, verso il cielo: Tomaselli, Bieno, Strigno, Pieve Tesino (dove nacque De Gasperi), la breve discesa verso il torrente Grigno ed un ultimo strappo. Eccomi a Castel Tesino, in Crosara (la piazza principale con la chiesa di S. Giorgio) e poi all’albergo Alpina a depositare i bagagli e salutare Maria e Mario, i proprietari. Una veloce rinfrescata e poi al cimitero alla tomba di famiglia a portare due fiori. 

Un paio di notti lassù, fredde e stellate. Le giornate a ricercare i luoghi dell’infanzia, a scoprirne i cambiamenti, a chiedere di amici persi e non più ritrovati, qualcuno morto anzitempo, altri scomparsi nel nulla. Poi, l’ultimo giorno prima del ritorno a Milano con patate per gnocchi e mele profumate, quasi casualmente, il recupero d’un numero di cellulare d’un carissimo amico, Sergio, che sapevo partito, giovane assai, per il Piemonte. 

Lo contattai tornato a Milano. In pensione anche lui, Sposato con Bice, un figlio e due nipotine. Ci si promise di vederci, ma per circa tre anni ci scambiammo solo qualche telefonata. Quest’anno, però, è stato diverso. Ad Agosto nel corso d’una telefonata mi disse che era al paese con la moglie e ci sarebbe rimasto, nella sua casa, sino alla metà di Settembre. 

Sergio e Giancarlo 2 settembre 2013 067Decisi allora di tornare a Castello per ritrovarlo e lo feci. Con una certa emozione ci rivedemmo dopo circa 53 anni e per me fu come fossero trascorsi pochi giorni. Certo eravamo cambiati, ma ci riconoscemmo immediatamente. Io per il suo volto squadrato e la voce, lui -così disse- per la mia solita camminata. E giù chiacchiere a riempire il vuoto del tempo trascorso. Piacevolissima e gentile la moglie, alta e magra. Con loro ho passato un paio di giorni molto gradevoli, un pranzo in alta quota, la visita ad un osservatorio astronomico e ad un museo montano di fiori, frutti, animali ed altro.

Ritrovare Sergio è stato, per me, molto bello. Da adolescenti gli ero molto legato e rivederlo m’ha fatto bene al cuore.  Suo tramite ho scoperto l’abitazione di Norma, altra amica d’infanzia che non vedevo, da circa 55 anni. Sposata con Gianni, figlio di Italia, una cara amica di mia madre. Mi sono presentato dicendo: “Sei Norma?”  Di primo acchito non m’ha riconosciuto. Poi è stata una piccola festa, un nuovo flusso di ricordi e la promessa di non perderci nuovamente di vista. Da parte sua l’impegno di salutarmi il fratello Firmino, ora architetto, anch’esso compagno di giochi ed amico nel mio passato. 

Per il resto, al paese come al solito per pochi giorni, ho fatto le cose usuali: due scappate in alta montagna, la riscoperta di stretti passaggi fra le case (i cosiddetti “boali”), la passeggiata notturna per le strade illuminate dalle lampade. Tutto sommato niente di che, solo un tuffo nei ricordi più cari.

Sulla via del ritorno a Milano, leggero come solo la giovinezza ti può far sentire, ho acquistato patate, mele e tante fragole (il frutto prediletto di mia moglie). Nessuna fermata. Il desiderio di ritrovare gli affetti di casa è stato una potente calamita. 

Viaggi recenti, brevi, con conferme interessanti: i luoghi dell’infanzia sono un rifugio dell’anima e l’amicizia disinteressata, quando esiste, è per sempre.

a_caneinviaggio

     banzai43

CT Monti 2