Posts Tagged ‘destino’

dall’Argentina: Jorge Luis Borges

12/03/2019

………..Scacchi

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I

In un recinto arcano i giocatori
muovono i lenti pezzi, la scacchiera
li avvince fino all’alba ed assevera
l’odio mortal che colma i due colori

Sprigionano un magico alone
l’eburnea torre, il cavallo prono
la donna catafratta, re in trono
l’obliquo alfier e l’aggressor pedone

Anche quando da tempo avran finito
e scomparsi saranno i giocatori
continuerà perenne questo rito

Fu in oriente che s’appiccò il fuoco
ed ora avvampa sulla terra tutta
come l’altro, è infinito questo gioco.

II

L’esile Re , il diagonale Alfiere
lo scaltro Pedòn, la Dama spietata
la salda Torre, alla lotta armata
corrono sulle case bianche e nere

Non sanno che la man del giocatore
che li guida, governa anche il destino
non sanno che un rigore adamantino
del tempo e libertà è reggitore

Perfino il giocatore è prigioniero
l’afferma Omàr, di una scacchiera altra
di giorni e notti privi di nocchiero

Dio muove il giocatore e questi il pezzo.
ma dietro Dio qual altro dio la trama
di vita e morte ad ordire è avvezzo?

(traduzione in versi di Nazario Menato)

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dal Brasile: Cecilia Meireles (1901-1964)

28/01/2019

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Non cercare là.
Ciò che è, sei tu.
Sta in te.
In tutto.
La goccia è stata nella nuvola.
Nella linfa.
Nel sangue.
Nella terra.
E nel fiume che si è aperto nel mare.
E nel mare che si è coagulato in mondo.
Tu hai avuto un destino così.
Fatti a immagine del mare.
Datti alla bocca azzurra del cielo.
Ma fuggi di nuovo a terra.
Ma non toccare le stelle.
Torna di nuovo a te.
Riprenditi.

del futuro e delle nostre angustie

10/01/2019

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Scrisse Cicerone: 

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Non si guadagna niente a conoscere il futuro perché è una grande miseria angustiarsi senza poter far nulla per evitare ciò che deve succedere.

dall’Uruguay: Mario Benedetti

02/01/2019

E P I L O G O 

Prima della sua immeritata fine

Luz aprì gli occhi per l’ultima volta

e il suo sguardo diventò un addio

non potrò mai dimenticare

quegli occhi così miei

riassumendo una vita

dando un amore ultimo

più o meno consapevole

del tremore delle mie mani

d’ora in poi 

nel condividere il tempo con gli amici

quelli miei di sempre

anche se domando o rispondo o perfino rido

la mia anima sarà sola nel suo covo

con una rassegnazione involontaria

circondata da incancellabili ricordi

e dell’insonnia pervasa da tristezza

così una notte arriverò in silenzio

sulla sponda del mio ultimo destino.

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Mario Benedetti (da “Canzoni di chi non canta”)

PS – La Luz della poesia era Luz Lòpez, moglie del poeta.

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Mancare di poesia

28/07/2018

LA BANALITA’

Le vite banali producono solo azioni banali

e la frivolezza è il destino sicuro

di quanti non meditano, riflettono o pensano

e sanno solo agitare la coda.

Le vite banali fanno a pugni con la poesia

quell’allegria piena di universo

– che ci ha insegnato Ungaretti –

ossia vivere il linguaggio come una festa

mero pentimento del silenzio

coltello nel testo e respiro

nella voce e in latenza.

La banalità è mancare di poesia

ed essere feriti dalla vita

irrimediabilmente.

Mempo Giardinelli

Scrittore e giornalista argentino

dagli USA: E. L. Masters

17/03/2018

L’amore mi si offrì

L’amore mi si offrì e io
mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta
e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò
ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame
di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna
alzare le vele
e prendere i venti del destino
dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita
può condurre alla follia
ma una vita senza senso
è la tortura
dell’inquietudine
e del vano desiderio
è una barca che anela al mare
eppure lo teme.

 

di Pindaro e della concezione dell’esistenza

19/10/2016

pindaro

Se il nostro destino è comunque morire, che senso ha aspirare solo a smaltire nell’ombra una vecchiaia anonima, senza un po’ di splendore?

Pindaro
Cinocefale (presso Tebe) 518 a.C – Argo 438 a.C.

dalla Spagna: Rafael Alberti

22/02/2015

Se partissi, amante mia,

se io partissi,

se partissi per non tornare,

amante mia,

l’aria mi porterebbe,

amante mia,

da te.

Rafael Alberti

(San Rafael / Sierra de Guadarrama)
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sierra_de_guadarrama


 

Omar Khayyam: 966 anni or sono

01/06/2014
Tomba di Omar KhayyamA Nishapur, città del Khorasan (Persia nord orientale), il 31 maggio 1048 nasceva Omar Khayyam (letteralmente “fabbricatore di tende”, probabile professione del padre). Fu, forse, condiscepolo di Hasan-e Sabbah, il capo dei famigerati “assassini”, il Vecchio della Montagna, noto in occidente perché citato nei racconti di Marco Polo.
Le più antiche biografie di Omar ne parlano come di uno scienziato, cultore di astronomia, matematica, filosofia e teologia. La sua maggior fama, anche nel suo Paese d’origine, è dovuta però alla sua vena di poeta, in particolare per le sue “quartine” (Roba’iyyat) già, a quel tempo genere letterario adatto ad esprimere, con immediatezza, l’espressione occasionale di un sentimento fugace, pronto a dissolversi come un sogno, con la stessa rapidità con la quale è giunto.
Certamente fu, già in vita, personaggio controverso: razionalista negatore di ogni dogma religioso, scettico, forse anche ateo per alcuni, un mistico per altri, solo uno studioso di grande sensibilità, per taluni, che nella forma sintetica delle quartine cercò di esprimere i risultati sconsolati della propria ricerca poiché  “le azioni sovrane di Dio sono incommensurabili alla saggezza dell’uomo”  (così Alessandro Bausani).
Morì a Nishapur, dove era nato, il 4 dicembre di un anno compreso fra il 1126 ed il 1131. Per ricordarlo nell’anniversario della nascita eccovi, allora, cari amici, quattro dei suoi pensieri.

(Nell’immagine la tomba di Omar Khayyam)

Il Creatore, allorquando plasmò adorne forme e nature,  

Per qual ragione mai le gettò sotto imperio di morte?

Se ben riuscita era l’Opera, perché mandarla in frantumi?

E se mal riuscita era, di chi, dunque la colpa?

…………….

Oltre il vel del Mistero a nessuno è dato passare,

E come agisce la Vita  nessuno conosce;

Nessuna mèta abbiamo eccetto che in seno alla terra.

Bevi vino, bevi, ché storia lunga è questa.

…………….

Ogni granello di terra nascosto in seno alla Terra

Prima di me, prima di te, fu forse Corona e Gioiello.

Da volto gentile dunque la polvere tergi più dolce,

Ché quella polvere, un tempo, fu forse volto gentile.

…………….

Puri venimmo dal Nulla, e ce ne andammo impuri.

Lieti entrammo nel Mondo, e ce ne partimmo tristi.

Ci accese un Fuoco nel cuore l’Acqua degli occhi:

La vita al vento gettammo, e poi ci accolse la Terra.

Khayyam

 

politica: dell’amore e del disamore

26/01/2013

“Se i cittadini continuano a rinchiudersi sempre più strettamente nella cerchia dei piccoli interessi domestici,  ….  si può temere che essi finiscano per diventare quasi inaccessibili alle grandi e potenti A. de Tocquevillepassioni politiche, che turbano i popoli, ma che li sviluppano e li rinnovano.  …. Io temo, lo confesso, che essi si lascino, infine, dominare da un fiacco amore per i beni presenti, che l’interesse per il loro avvenire e per quello dei loro discendenti scompaia e che preferiscano seguire pigramente il corso del loro destino più che fare, all’occorrenza, uno sforzo energico e improvviso per rimetterlo sulla giusta via” 

Alexis de Tocqueville

Cos’altro potremmo aggiungere?

Buon fine settimana a tutti gli amici.

a_caneinviaggio.

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banzai43