Posts Tagged ‘baci’

dalla Francia: Charles Baudelaire

17/01/2015

da “I fiori del male”

dittamo2IL RITRATTO

La Malattia e la Morte fanno cenere

di tutto il fuoco che per noi fiammeggiò.

Di quei grandi occhi così fervidi e teneri,

di quella bocca dove il mio cuore annegò

di quei baci possenti come un dìttamo,

di quei trasporti più vivi di raggi di sole,

che rimane? Anima mia, è terribile!

Null’altro che un pastello pallido, a tre colori,

che come me, se ne muore in solitudine

e che il tempo continua, ingiurioso vegliardo,

a sfiorare ogni giorno con la sua ala rude …

Nero assassino della Vita e dell’Arte,

non riuscirai ad uccidere dentro la mia memoria

colei che fu il mio piacere e la mia gloria!

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dalla Spagna: Pedro Salinas

03/09/2014

Dal poema “LA VOCE A TE DOVUTA” composizione XXXIX

 

Il modo tuo d’amare

è lasciare che io ti ami.

Il si con cui ti abbandoni

è il silenzio. I tuoi baci

sono offrirmi le labbra perché io le baci.

Mai parole o abbracci

brent-heighton-le-ore-dopomi diranno che esistevi

e mi hai amato: mai.

Me lo dicono fogli bianchi,

mappe, telefoni, presagi;

tu, no.

E sto abbracciato a te

senza chiederti nulla, per timore

che non sia vero

che tu vivi e mi ami.  

E sto abbracciato a te

senza guardare e senza toccarti.

Non debba mai scoprire

con domande, con carezze,

quella solitudine immensa

d’amarti solo io.

dell’inquietudine e della vita

25/05/2010

CAFFE’

da ‘Incontro d’amore in un paese in guerra’

Luis Sepùlveda

Lei è sotto la doccia. L’acqua le cade sul corpo e vi indugia formando repentine stalattiti nell’abisso di quei seni che hai baciato per ore e ore. Metti il caffè nel filtro, calcoli la quantità d’acqua per quattro tazze e premi il bottone rosso.

Senti il suono dell’acqua che inizia a bollire elettricamente e goccia a goccia cade sul caffè, formando quella melma aromatica. Malta ch’unisce le pietre del selciato mattutino.

Lei appare col suo accappatoio annodato in maniera distratta. Puoi vederle le cosce splendenti, ancora umide. Prendi la caffettiera, la porti sul tavolo, prepari le tazze, vedi che i garofani resistono nella loro agonica altezza rosata. Non sono così assolutamente perituri come le rose di maggio.

Ora lei appare con un asciugamano annodato come un turbante, puoi vederle la nuca, il collo liscio e fresco che profuma di talco. Sotto il turbante, una minuscola ciocca di capelli sfugge alle intenzioni dell’asciugatura e aderisce alla pelle con una strana presenza bionda, pietrificata. Lei si siede, lo fai anche tu, e davanti a voi il solito silenzio prende il suo posto.

Servi il caffè lentamente, tendi verso di lei la mano con la tazza piena, riempi la tua, con lo sguardo le offri le cose che sono sul tavolo. Pane, burro, marmellata e altri alimenti che a quest’ora e in queste circostanze ti appaiono assolutamente insipidi. Vedi che lei non accetta, che si limita ad accendere una sigaretta e a versare qualche goccia di latte nella sua tazza di caffè.

Con il cucchiaio compi brevi movimenti circolari che pian piano formano spirali, finchè non sei certo della totale dissoluzione dello zucchero che è sprofondato come polvere di specchi in un pozzo, silenziosamente, rispettando il carattere inviolabile di questa mattina-silenzio che inizia.

Alla fine è lei la prima ad assaggiare il caffè e lì per lì pensa che forse la tazza era sporca. Solleva gli occhi, ti guarda senza recriminazioni nello stesso istante in cui tu bevi il primo sorso e immagini che questo sapore per il momento inqualificabile sia dovuto alla sigaretta, ma è lei a dirlo:

“Questo caffè sa di fallimento”.

Allora ti alzi in piedi, le strappi la tazza di amno, prendi la caffettiera e rovsci il liquido nel lavandino.

Il caffè scompare in un gorgoglio caldo e non resta altro che un alone scuro attorno allo scarico. Apri un pacchetto nuovo, calcoli l’acqua per (more…)

Il balcone

26/04/2010

Il Balcone

CHARLES BAUDELAIRE

(Parigi, 1821-1867)



O madre dei ricordi, amante delle amanti, o tu che assommi

tutti i miei piaceri, tutti i miei doveri. Ricorderai la
bellezza delle carezze, la dolcezza del focolare, l’incanto
delle sere, madre dei ricordi, amante delle amanti?
Le sere illuminate dall’ardore dei tizzoni e le sere al balcone,
velate da vapori rosa. Come il tuo seno m’era dolce
il tuo cuore fraterno! Noi abbiamo pronunciato spesso
imperiture parole, le sere illuminate dall’ardore dei tizzoni.
Come sono belli i soli nelle calde sere, come lo spazio è
profondo, il cuore possente! Curvandomi su di te, regina
fra tutte le adorate, credevo respirare il profumo del tuo
sangue. Come sono belli i soli nelle calde sere!
La notte s’ispessiva come un muro, i miei occhi indovinavano
al buio le tue pupille e io bevevo il tuo respiro,
o dolcezza mia, mio veleno, mentre i tuoi piedi s’addormentavano
nelle mie mani fraterne. La notte s’ispessiva come un muro.
Conosco l’arte di evocare gli istanti felici: così rividi il
mio passato, accucciato fra i tuoi ginocchi. Perché cercare
la tua languida bellezza fuori del tuo caro corpo e del tuo
cuore così dolce? Conosco l’arte di evocare gli istanti felici.
Giuramenti, profumi, baci senza fine rinasceranno da un
abisso interdetto alle nostre sonde così come risalgono al
cielo i soli, rinvigoriti, dopo essersi lavati nel profondo
dei mari. O giuramenti, profumi, baci senza fine!