Posts Tagged ‘amicizia’

della vecchiaia

20/01/2017

Ama l’anziano

(Leonilda Riboni)

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vecchiaiaLascialo parlare perché nel  suo passato ci sono tante cose vere.

Lascialo vincere nelle discussioni perché ha bisogno di sentirsi sicuro di sé.

Lascialo andare tra i vecchi amici perché è lì che si sente rivivere.

Lascialo raccontare storie già ripetute perché lui vuole vedere se stai alla sua compagnia.

Lascialo vivere tra le cose che ha amato perché soffre di sentirsi spiantato dalla propria vita.

Lascialo gridare quando ha torto perché lui e i bambini hanno diritto alla comprensione.

Lascialo salire nell’auto di famiglia quando vai in vacanza, perché l’anno prossimo avrai rimorso se lui non ci sarà più.

Lascialo invecchiare con lo stesso paziente amore con cui lasci crescere i tuoi bambini, perché tutto fa parte della natura.

Lascialo pregare come vuole, perché l’anziano è uno che avverte l’ombra di Dio sulla strada che gli resta a compiere.

Lascialo morire tra le braccia pietose, perché l’amore dei fratelli sulla terra fa meglio presentire quello del Padre nel cielo.

Fa questo o proverai vergogna d’essere uomo.

(Composizione trovata in rete / foto banzai43)

 

2016 – Cosa bolle in pentola?

02/01/2016

Amici miei carissimi, a Voi tutti buon giorno e con vivo spirito d’amicizia 

……………….   BUON 2016, buon anno

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Il 2015 è passato (finalmente!) col suo carico di paure che mano a mano che i giorni passavano, ha preso il posto della speranza. Un anno durante il quale molto sangue è stato versato, molti morti hanno punteggiato i mari come piccole isole alla deriva, isole disperate,  fuggenti, affannatamente alla ricerca di una nuova “normalità” che consentisse loro una ricostruzione di sé, degli affetti più cari, il ricongiungimento delle famiglie disperse e talvolta vilipese. Una “normalità” molto agognata, ma dai contorni sempre più vaghi come miraggio nel deserto, a portata di sguardo, ma sempre “oltre”, impossibile da raggiungere.

Scarpe consumate, pensieri offuscati, fame, sete, lacrime, pianti di bimbi, desideri di morte che sopravanzano  i desideri di vita … e fatica, la fatica di vivere in un mondo dove gli uomini sono lupi e la speranza lutto e sopraffazione.

Non m’illudo che il 2016 sia molto diverso, ma lo spero. Spero in un piccolo rinsavimento collettivo, anche molto piccolo. Un’attenzione maggiore per il prossimo anche se poco più ampio.

Quanto all’Italia: l’augurio di progressi contro il ladrocinio, in particolare dei politici disonesti da non coprire, anzi, esporre al pubblico ludibrio, da colpire nella borsa condannandoli alla restituzione del maltolto, alla confisca dei beni; lavoro per i giovani, rispetto per i vecchi, eccetera. Le solite cose, insomma. Niente di nuovo. Probabilmente le medesime speranze degli “onesti” già ai tempi di Cesare e d’Augusto. Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. Chissà.

Penso al primo gennaio come ad un cuoco e mi chiedo cosa stia preparando, con quali ingredienti stia cucinandoci il 2016

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cosa bolle in pentola

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e non ho risposte. Nessuna risposta, solo qualche timida, molto timida, speranza. 

Un amico, per farmi gli auguri d’inizio anno m’ha indirizzato una vignetta con la quale intendo augurare a Voi tutti, una volta ancora, i miei auguri. Una vignetta che, per quanto mi riguarda, sembra fatta apposta per riassumere il mio pensiero circa la speranza per il futuro prossimo che ci aspetta. Eccovela.

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Linus new year

Un abbraccio,

banzai43

dell’amicizia coi potenti e dell’inimicizia

09/11/2015

“Quando siete amico del re, il re prende le vostre ricchezze; quando siete suo nemico, prende le vostre teste”

corona

“Bacia la mano che non puoi mordere”

 

dal romanzo “La via per Isfahan” di Gilbert Sinoué

dell’amicizia (una volta ancora)

22/03/2014

Si può essere preparati a tutto,

fuor che all’ingratitudine di un amico.

F. PANANTI, Avventure e osservazioni

…..amici

dell’amicizia da scansare

26/01/2014

alpcColui che dice male dell’amico assente, che non lo difende quando altri l’accusa, che cerca di far ridere gli uomini con le oscenità  e d’acquistar fama di uomo satirico, che sa inventare di sana pianta cose non mai viste e non sa mantenere un segreto, questo è un uomo cattivo e tu devi guardarti da lui.

ORAZIO,  Satire

Dei luoghi dell’anima, della maturità, dell’amicizia

10/11/2013

striscia castellazza

Dei luoghi dell’anima, della maturità, dell’amicizia

Sin da bambino mi sono dichiarato mezzo milanese (per padre) e mezzo trentino (da parte di madre). E quest’oggi vi parlerò del mio rapporto col Trentino e con l’amicizia. Legami forti che l’assenza, la lontananza dai luoghi, i tanti anni trascorsi non sono riuscitPasso Broccon 01 037i a sfumare o rendere meno intensi.

Finito l’anno scolastico, bambino, la mamma mi portava dalla nonna. Niente automobile, allora. Si partiva la notte dalla Stazione Centrale di Milano, destinazione Trento.  Arrivati  di primo mattino, dopo una veloce colazione al bar via di corsa alla stazione delle corriere per inerpicarsi, motore sbuffante, verso Castello Tesino, 940 m. sul mare, a casa della nonna, a due passi dal monte Celado e dal più noto passo del Brocon (1.616 metri). 

Già il solo giungere a Trento era per me una forte emozione. L’aria frizzante del prima mattino,  profumata e leggera e le montagne sullo sfondo, come un mezzo anfiteatro, mi davano un nuovo benvenuto. E mi inebriava il pensiero che di lì a poco sarei stato ancora più su, dalla nonna, a “Castello”, dove avrei  ritrovato gli amici di sempre (Dante, Sergio, Firmino, Norma, Bruno …) che, allertati dalla nonna, mi avrebbero accolto sorridenti non come il “milanese” che arrivava in campagna, ma il “castelazzo” (abitante di Castello) che tornava al paese, che tornava a casa.

 Con gli amici, dopo aver raccontato e raccolto le piccole novità, riprendevo i Dalla strada per Celado.Bgiochi soliti e quelli di più recente sperimentazione maturati  nel corso della reciproca lontananza. Ma il lungo periodo della separazione sembrava svanito. Tutto veniva “ripreso” come se  vi fosse stata un’interruzione il giorno prima. Il tempo, che s’era fermato, riprendeva ora a scorrere, d’incanto, là dove s’era fermato tanto tanto tempo prima. 

Ripartita la mamma qualche giorno dopo l’arrivo, staccavo con l’italiano per parlare il dialetto e cercavo di sfuggire agli scappellotti dello zio Carlo, il genietto della famiglia (imbianchino, pittore, scultore nel legno, musicista, compositore ecc. ecc.), il più giovane fratello di mia madre che tentava di frenare le mie tante marachelle che la nonna non riusciva a contrastare.

Da parte mia celebravo, giornalmente, la  festa della libertà, dell’ apprendistato, per diventare, gioiosamente, un uomo libero. 

Libero nelle scelte, convinto dell’amicizia e dell’eternità dell’amore, del diritto a godere della natura e della bellezza, della pioggia subitanea, della voce del ruscello, dell’intrico del bosco, del rintocco delle campane, del sibilare del vento, delle nuvole in cielo, della luce e delle tenebre,  delle feste e dei balli paesani.  Tutto era insegnamento, tutto era gioco. 

E così passai, stagione dopo stagione, dalla fanciullezza alla giovinezza, ai primi amori, alle prime pulsioni e dubbi e tormenti. Ho vivo il ricordo del rossetto scarlatto su giovanissime labbra, delle prime impacciate carezze ad un corpo femminile, dei primi dolorosi addii. E che dire delle lunghe serate a ballare con i dischi del juke box (i soldi raccolti fra i villeggianti, anch’essi alla ricerca di un momento di svago)?

Scherzi della memoria: le gite nei boschi a raccogliere ciclamini e mirtilli e fragoline; la posa,  nell’intrico degli alberi, attorno a polle d’acqua, di bacchette di vischio per la cattura di uccellini per la polenta, la ricerca dei funghi con la nonna, le levatacce per incontrare gli amici in piazza, di primissimo  mattino, maglioni e giacche a vento addosso, ad aspettare, tutti assieme, il camion-cisterna che, vuoto, andava a ritirare il latte nelle malghe e ci avrebbe dato un passaggio sino in alta montagna: colazione al sacco e ritorno a piedi. E giochi, scherzi e risate a non finire. 

Milano, peraltro, non era dimenticata. Il passaggio di un’auto targata MI (rare allora) faceva scattare, immediatamente, la nostalgia della famiglia e della città lontana.  Gli occhi umidi, allora, intonavo a mezza voce una canzone milanese e la tristezza, che aveva fatto capolino, passava. 

Molto giovane ho iniziato a lavorare. Lavorare e studiare, sino all’Università, sino alla laurea. Poi  matrimonio, carriera, figli, ferie.  Pochi i ritorni in Trentino, tutti per dovere: la morte della nonna, dello zio Carlo ed in ultimo di sua moglie. Gli amici emigrati chi in Svizzera, chi in Germania, chi a studiare in altre parti d’Italia. Per oltre trent’anni il Trentino m’ha chiamato, senza avere risposta. Ne sentivo la voce, provavo il desiderio di tornare, ma non mi decidevo a farlo benché provassi un tormento d’animo. Forse avevo paura di confrontarmi con i ricordi, di vedere assai piccolo ciò che da ragazzo credevo grande e possente. Non so dire perché. Non sono riuscito a darmi una spiegazione. 

Anni su anni, ai primi d’ottobre 2010, sentii che non potevo più attendere. Il richiamo di quelle montagne si faceva imperioso, pressante, necessario, non CT_Corto verticale2procrastinabile. Informai mia moglie, mi misi al volante e partii.

Guidavo canticchiando canzoni di montagna. Superata la Lombardia e il Veneto entrai nel Trentino in una mattinata uggiosa e sentii, immediatamente, una scossa, il cuore sollevato, un’ondata di ricordi, un poco d’emozione, l’anima in pace. Ero tornato. Per festeggiare intonai l’Inno del Trentino.

Le strade non erano più quelle d’un tempo. Quella da Trento verso la Valsugana, stretta e tortuosa nei miei ricordi, s’era trasformata in una superstrada che lambiva i paesi senza più attraversarli. D’un tratto una deviazione a sinistra, verso il paese di Villa Agnedo mi ridiede la strada d’un tempo che conduceva, stretta e ripida, verso il cielo: Tomaselli, Bieno, Strigno, Pieve Tesino (dove nacque De Gasperi), la breve discesa verso il torrente Grigno ed un ultimo strappo. Eccomi a Castel Tesino, in Crosara (la piazza principale con la chiesa di S. Giorgio) e poi all’albergo Alpina a depositare i bagagli e salutare Maria e Mario, i proprietari. Una veloce rinfrescata e poi al cimitero alla tomba di famiglia a portare due fiori. 

Un paio di notti lassù, fredde e stellate. Le giornate a ricercare i luoghi dell’infanzia, a scoprirne i cambiamenti, a chiedere di amici persi e non più ritrovati, qualcuno morto anzitempo, altri scomparsi nel nulla. Poi, l’ultimo giorno prima del ritorno a Milano con patate per gnocchi e mele profumate, quasi casualmente, il recupero d’un numero di cellulare d’un carissimo amico, Sergio, che sapevo partito, giovane assai, per il Piemonte. 

Lo contattai tornato a Milano. In pensione anche lui, Sposato con Bice, un figlio e due nipotine. Ci si promise di vederci, ma per circa tre anni ci scambiammo solo qualche telefonata. Quest’anno, però, è stato diverso. Ad Agosto nel corso d’una telefonata mi disse che era al paese con la moglie e ci sarebbe rimasto, nella sua casa, sino alla metà di Settembre. 

Sergio e Giancarlo 2 settembre 2013 067Decisi allora di tornare a Castello per ritrovarlo e lo feci. Con una certa emozione ci rivedemmo dopo circa 53 anni e per me fu come fossero trascorsi pochi giorni. Certo eravamo cambiati, ma ci riconoscemmo immediatamente. Io per il suo volto squadrato e la voce, lui -così disse- per la mia solita camminata. E giù chiacchiere a riempire il vuoto del tempo trascorso. Piacevolissima e gentile la moglie, alta e magra. Con loro ho passato un paio di giorni molto gradevoli, un pranzo in alta quota, la visita ad un osservatorio astronomico e ad un museo montano di fiori, frutti, animali ed altro.

Ritrovare Sergio è stato, per me, molto bello. Da adolescenti gli ero molto legato e rivederlo m’ha fatto bene al cuore.  Suo tramite ho scoperto l’abitazione di Norma, altra amica d’infanzia che non vedevo, da circa 55 anni. Sposata con Gianni, figlio di Italia, una cara amica di mia madre. Mi sono presentato dicendo: “Sei Norma?”  Di primo acchito non m’ha riconosciuto. Poi è stata una piccola festa, un nuovo flusso di ricordi e la promessa di non perderci nuovamente di vista. Da parte sua l’impegno di salutarmi il fratello Firmino, ora architetto, anch’esso compagno di giochi ed amico nel mio passato. 

Per il resto, al paese come al solito per pochi giorni, ho fatto le cose usuali: due scappate in alta montagna, la riscoperta di stretti passaggi fra le case (i cosiddetti “boali”), la passeggiata notturna per le strade illuminate dalle lampade. Tutto sommato niente di che, solo un tuffo nei ricordi più cari.

Sulla via del ritorno a Milano, leggero come solo la giovinezza ti può far sentire, ho acquistato patate, mele e tante fragole (il frutto prediletto di mia moglie). Nessuna fermata. Il desiderio di ritrovare gli affetti di casa è stato una potente calamita. 

Viaggi recenti, brevi, con conferme interessanti: i luoghi dell’infanzia sono un rifugio dell’anima e l’amicizia disinteressata, quando esiste, è per sempre.

a_caneinviaggio

     banzai43

CT Monti 2

 

dell’amicizia

28/01/2013

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… perché era suo amico e gli amici si danno man forte, si insegnano tante cose, condividono i successi e gli errori.

amicizia… perché sapeva … che era suo amico e un amico si prende cura di ciò che piace all’altro.

… Un amico capisce i limiti dell’altro e lo aiuta.

… I veri amici si prendono sempre cura uno dell’altro.

… gli amici non s’ingannano mai e poi mai.

… Quando gli amici sono uniti non possono essere sconfitti.

… I veri amici si aiutano a superare qualsiasi difficoltà …

… i veri amici condividono il meglio che hanno.

… I veri amici condividono i sogni e le speranze

… fra amici bisogna dire sempre la verità

… I veri amici condividono anche le piccole cose che allietano la vita.

Frasi tratte da

Luis Sepulveda,”Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”

Non toccare il mio amico

18/03/2010

Buona serata,

ho deciso di prendermi una piccola pausa dalla politica, ma non dalla responsabilità morale ed intellettuale che tutti, a cominciare da me,  dobbiamo ricordare d’avere anche verso coloro che, in un qualche modo, vediamo, crediamo o giudichiamo diversi da noi.

Ecco, allora, l’invito a visitare il sito

http://www.nontoccareilmioamico.net/

e decidere, in piena libertà di coscienza, se fare qualche cosa e, se si, che cosa.

Ad majora


banzai43