Posts Tagged ‘acqua’

Uomo: “Chi sei ?”

23/03/2019

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Era una goccia d’acqua e si confuse col mare.
Era un granello di polvere, si mescolò con la terra.
Che cosa più fu mai il tuo passaggio nel mondo?
Un moscerino comparve, e sparve poi di nuovo.

Omar Khayyam

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Canti Cheyenne, canti Apache

17/01/2019

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L’origine del mondo

All’inizio del mondo

è stata la Grande Tartaruga

a farci dono della Terra,

dopo aver attraversato

le acque gialle del Nulla.

Così mio padre ha detto.

Frustrazione

Ho lunghe ore d’attesa sulle spalle

e non arriva il cervo,

si nasconde la lepre.

Venite a me, animali,

i sono stanco

di contare le nuvole,

i fili d’erba,

e le mie frecce,

sempre le stessa quantità,

nella faretra.

Unità

Il cibo che cuoce

di fronte alla mia casa

renderà forte me e la mia famiglia.

L’acqua che cade dal cielo

ci purificherà,

rendendoci più uniti.

Come grano sui campi cresceremo.

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Info >> Testi tratti da Il sole è il padre di mio padre(102 canti Cheyenne e Apache), ed. Mondadori: I miti

dall’Irlanda: Seamus Heaney (Nobel 1995 per la letteratura)

22/01/2018

Nello Iowa

 

Nello Iowa una volta, tra i Mennoniti

in una fitta tormenta, portato tutto il pomeriggio

attraverso un nevischio che tempestava il parabrezza

e dall’energico andirivieni assolutorio del tergicristallo,

vidi abbandonata nello spazio aperto di un campo

dove lo sfibrato granoturco segnava la neve,

una moto-falciatrice. La neve colmava il sedile di ferro,

accumulava su ogni ruota un grosso sopracciglio bianco

e toglieva smalto al grasso dei neri ingranaggi dentati.

In verità uscii da quella desolazione

come un non battezzato che aveva conosciuto la tenebra

alla terza ora ed il velo squarciato.

Nello Iowa, una volta. Tra la fanghiglia, il fiotto e il fischio

di acque non divise ma in ascesa.

dell’inquietudine e della vita

25/05/2010

CAFFE’

da ‘Incontro d’amore in un paese in guerra’

Luis Sepùlveda

Lei è sotto la doccia. L’acqua le cade sul corpo e vi indugia formando repentine stalattiti nell’abisso di quei seni che hai baciato per ore e ore. Metti il caffè nel filtro, calcoli la quantità d’acqua per quattro tazze e premi il bottone rosso.

Senti il suono dell’acqua che inizia a bollire elettricamente e goccia a goccia cade sul caffè, formando quella melma aromatica. Malta ch’unisce le pietre del selciato mattutino.

Lei appare col suo accappatoio annodato in maniera distratta. Puoi vederle le cosce splendenti, ancora umide. Prendi la caffettiera, la porti sul tavolo, prepari le tazze, vedi che i garofani resistono nella loro agonica altezza rosata. Non sono così assolutamente perituri come le rose di maggio.

Ora lei appare con un asciugamano annodato come un turbante, puoi vederle la nuca, il collo liscio e fresco che profuma di talco. Sotto il turbante, una minuscola ciocca di capelli sfugge alle intenzioni dell’asciugatura e aderisce alla pelle con una strana presenza bionda, pietrificata. Lei si siede, lo fai anche tu, e davanti a voi il solito silenzio prende il suo posto.

Servi il caffè lentamente, tendi verso di lei la mano con la tazza piena, riempi la tua, con lo sguardo le offri le cose che sono sul tavolo. Pane, burro, marmellata e altri alimenti che a quest’ora e in queste circostanze ti appaiono assolutamente insipidi. Vedi che lei non accetta, che si limita ad accendere una sigaretta e a versare qualche goccia di latte nella sua tazza di caffè.

Con il cucchiaio compi brevi movimenti circolari che pian piano formano spirali, finchè non sei certo della totale dissoluzione dello zucchero che è sprofondato come polvere di specchi in un pozzo, silenziosamente, rispettando il carattere inviolabile di questa mattina-silenzio che inizia.

Alla fine è lei la prima ad assaggiare il caffè e lì per lì pensa che forse la tazza era sporca. Solleva gli occhi, ti guarda senza recriminazioni nello stesso istante in cui tu bevi il primo sorso e immagini che questo sapore per il momento inqualificabile sia dovuto alla sigaretta, ma è lei a dirlo:

“Questo caffè sa di fallimento”.

Allora ti alzi in piedi, le strappi la tazza di amno, prendi la caffettiera e rovsci il liquido nel lavandino.

Il caffè scompare in un gorgoglio caldo e non resta altro che un alone scuro attorno allo scarico. Apri un pacchetto nuovo, calcoli l’acqua per (more…)

Un partigiano chiamato Balilla

17/05/2010
Un amico mio, poeta pluripremiato, ex compagno di lavoro e d’una qualche avventura anche politica, da qualche tempo è anche scrittore.
Di Lui, recentemente, ho letto e recensito per conto di una rivista l’ultimo suo lavoro edito non da Mondadori o Rizzoli o Feltrinelli o … , ma da un piccolo editore, sconosciuto ai più.
E’ un bel libro, di grande, grandissima qualità. Questo è il motivo, unico e solo, che mi induce a fornirVi le informazioni perché possiate procurarvelo, leggerlo e farlo leggere. Non sarà tempo perso.

Un partigiano chiamato Balilla

di Adriano Molteni

Ed. Giancarlo Zedde – Torino
http://www.zedde.com/

Eccovi un assaggio:

“Vedi figliolo … non è un miracolo, ma qualcosa di strano si. L’acqua sparisce e poi ricompare e non c’è mezzo di fermarla. Non è come il fuoco che prima o poi si spegne. L’acqua no, non si può fermare. L’acqua fa ciò che vuole.” …

La mamma era tirata e stanca. … Non aveva ancora ventisei anni ed era incinta per la quarta volta: Era una bella donna, pur sfiorita precocemente per le preoccupazioni e le sopportazioni fisiche e morali. …

Gino e Gianni erano ancora bambini ed erano amici. Davano retta alle loro fantasie e assieme, spesso, inseguivano i loro sogni. …

Gino spiegava a Marianna che non era assolutamente vero che la cicogna portava i bambini e sosteneva la sua tesi affermando di non averne mai viste da quelle parti. C’erano invece gli aironi. Quelli si e anche di varie specie. …

I suoi pensieri erano semplici, dettati da ciò che gli era capitato direttamente ed ebbe attimi di sconforto. Così si rifugiò su quel pendio a vedere l’acqua del Soligo scorrere tra i sassi nel largo greto, le piante del granoturco, che si stavano aprendo la via verso il cielo, …

Era adorabile quella creatura. Era semplice e pulita. Era proprio un fiore che abbelliva ogni ambiente. Era la sua Livia: la donna della sua vita. …

… era certo che sarebbe uscita una nuova Italia, diversa, con idee più giuste e maggior giustizia sociale. … Persone che avrebbero fatto leggi giuste, in grado di dare non solo speranze, ma un vero benessere futuro.

“Fai ciò che vuoi, amore. Fai ciò che ti detta il cuore. Chi sono io per spegnere i tuoi sogni? E’ sufficiente essere una moglie per legare un uomo a una vita non voluta e che lo tormenterebbe per sempre?” …

La morte stava altrove e sicuramente dove non esisteva la libertà. …

In Italia i governi si susseguirono promettendo tanto e mantenendo poco.

Tante speranze e tanti sogni rimasero sulle montagne, sepolti assieme a migliaia di giovani.

E’ la storia di un italiano, dall’infanzia all’età della ragione. Un viaggio compiuto in tempi difficili, sempre. Un romanzo breve, di facile lettura. Una piccola perla che non sfigurerebbe fra le letture scolastiche molto consigliate.

Il racconto miscela, con dolcezza e malinconia, uno scampolo di vita-patria d’una Italia che non è più, ma che non deve essere scordata. Un’Italia che nella povertà e nel dolore, ha saputo, con enormi sacrifici ed un grave tributo di sangue, riscattarsi dalle barbarie,  conquistare una nuova libertà, dare maggior valore alla famiglia, alla religione, all’amicizia, all’amore.

Un breve romanzo, dicevo, pensieroso e amabilissimo, dove il desiderio e la necessità di giustizia e di equità sociale traboccano.

Un volumetto da acquistare e leggere per regalarlo poi, magari, ai nostri nipoti perché sappiano anch’essi o semplicemente non dimentichino, che ogni cosa importante ha un suo prezzo, talvolta elevatissimo come la vita.

A tutti gli amici l’augurio di

buona lettura e di

Buon Futuro



banzai43