dell’Ambizione, del Governo e delle maggioranze parlamentari

22/01/2021

Giuseppe Conte, anche in Senato, ha trovato una maggioranza e può continuare a governare. Ma non si tratta di maggioranza assoluta tant’è che se non riuscirà ad allargare il perimetro del consenso non avrà i numeri per far approvare le Leggi che, per il bene dell’Italia, Lui e il Suo Governo riterranno necessarie. E nelle tante Commissioni, vitali alla funzione del Governo, l’attuale maggioranza avrà vita ancor più dura. Verificheremo nei prossimi giorni.

Non è però delle traversie del Governo del Presidente del Consiglio che intendo parlare o delle vicende, talune apparentemente discutibili, che lo hanno visto attore precedentemente e successivamente al Suo incarico. A chi ne è interessato consiglio una visita all’indirizzo https://www.ilcorrieredelgiorno.it/la-doppia-faccia-di-giuseppe-conte/ 

La spinta a questo post è un “ricordo flash” di quanto avevo letto, forse, un paio d’anni or sono.  Nicola, padre di Giuseppe Conte ed ex segretario del Comune di Volturara Apula (Foggia), in una intervista, a proposito del figlio disse: “È troppo ambizioso”.

L’ambizione è cosa buona? è cosa sbagliata? Difficile dare una risposta!

M’affido, allora, a quanto detto da alcuni pensatori. Da parte Vostra, miei cari lettori, ed io con Voi, auguriamoci che la “troppa ambizione” di Giuseppe Conte lo induca, finalmente, a prendere decisioni che siano rapide e ragionate cosa che sin dal Suo primo Governo, parere in tal caso totalmente mio, non ho visto con la frequenza sperata. 

Eccovi le parole dei “saggi”

 

“Si sa bene che l’ambizione può strisciare o volare” (BURKE)

“L’ambizione s’attacca più facilmente alle anime piccole che alle grandi, come il fuoco s’appiglia più facilmente alla paglia e alle capanne che ai palazzi” (CHAMFORT)

“Lo schiavo ha un sol padrone; l’ambizioso ne ha tanti, quante sono le persone  che possono giovare alla sua fortuna” (LA BRUYERE)

“L’ambizione dovrebbe essere fatta di stoffa più solida” (SHAKESPEARE)

“L’ambizione non s’accorda affatto con la bontà: s’accorda con l’orgoglio, con l’astuzia, con la crudeltà” (TOLSTOI)

 

 

 

 

banzai43

 

Politica italiana: Liberi e Responsabili

14/01/2021

L’attualità politica italiana, al momento, appare assai confusa. Governo dimissionario o no? Difficile pensare ad una soluzione drastica come una tornata elettorale, ma altrettanto difficile è pensare che gli italiani possano accettare un nuovo Esecutivo nel quale sia cambiato poco o nulla, magari con il medesimo Presidente del Consiglio dei Ministri. Una compagine sorretta, chissà, da un gruppetto di “Responsabili” (di sinistra, di destra, di centro, con idee e culture diverse, ma tutti egualmente Responsabili. Tutti individui LIBERI, ovviamente, uomini o donne che siano, senza alcun interesse o convenienza personale. tutti in grado di operare, immediatamente, per il bene del Paese). 

In questa situazione provo un forte senso di disagio. Che bella cosa poter dire “sono un uomo libero”.  Pochi gli esempi immediatamente a disposizione. Mi rifugio allora nel “Cyrano” di Edmond Rostand il quale nel famoso monologo “No, grazie” ci rammenta a cosa si deve rinunciare per essere LIBERI.


“Orsù che dovrei fare?….
Cercarmi un protettore, eleggermi un signore,
e come l’edera, che dell’olmo tutore
accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza,
arrampicarmi, invece di salire per forza?
No, Grazie!

Dedicare, com’usa ogni ghiottone,
dei versi ai finanzieri? Far l’arte del buffone
pur di vedere alfine le labbra di un potente,
schiudersi ad un sorriso benigno e promettente?
No, Grazie!

Saziarsi di rospi? Digerire
lo stomaco per forza dell’andare e venire?
Consumar le ginocchia? Misurar le altrui scale?
Far continui prodigi di agilità dorsale?
No, grazie!

Accarezzare con mano abile e scaltra la capra,
e intanto il cavolo innaffiare con l’altra?
E aver sempre il turibolo sotto dell’altrui mento,
per la divina gioia del mutuo incensamento?
No, grazie! Leggi il seguito di questo post »

dell’Arte

04/01/2021

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“Ama l’arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno” 

(Gustave Flaubert)

 

2021: Propositi per il Nuovo anno

31/12/2020

Il 2020 è agli sgoccioli e ciascuno di noi, io credo, lo vuole dimenticare al più presto.

Un anno pesante, doloroso, opprimente, pieno di paure, di lacrime, di chiusure d’aziende, di precarietà diffuse, d’instabilità familiari, di compressione dei redditi, di lontananza degli affetti e di tant’altro ancora.

Ma l’amore, nella più ampia accezione del termine, pur nelle tante limitazioni c’è ancora, motore insostituibile del sopravvivere, del vivere, dello sperare nel futuro prossimo della nostra esistenza.

Ed all’anno nascente, ed a Voi tutti, amici lettori, dedico una poesia dell’amore più classico. Una poesia scritta da un anonimo tzigano per la sua donna, il suo grande amore al quale garantisce attraverso lo scorrere dei mesi l’incessante fluire dei suoi sentimenti, del suo Amore.

 

Propositi d’amore per l’anno nuovo 

Di gennaio vi amerò per la vostra fronte,
bianca e ampia come una chiostra di montagne.

Di febbraio vi amerò per le vostre ciglia,
leggere e morbide come il pelo del capriolo.

Di marzo vi amerò per le vostre labbra,
tenere e rosse come la scorza del sole alto nel cielo.

D’aprile vi amerò per il vostro seno,
che è rotondo e dolce come la mela selvatica.

Di maggio vi amerò per il vostro ventre,
che è morbido e sinuoso come un anfratto tra le colline.

Di giugno vi amerò per le vostre gambe,
che sono alte e flessuose come le colonne tortili del portico.

Di luglio vi amerò per i vostri piedi,
bianchi e timidi come le ninfee socchiuse sullo stagno.

Di agosto vi amerò per la vostra voce,
roca e fonda come l’acqua ribollente dei torrenti.

Di settembre vi amerò per il vostro sorriso,
misterioso e sfuggente come il ventaglio delle nostre madri.

D’ottobre vi amerò per i vostri genitori,
che mi hanno fatto il regalo di mettervi al mondo.

Di novembre vi amerò per la vostra promessa,
che mi sposerete al calare della terza luna.

Di dicembre vi amerò per la vostra fedeltà,
perché amerete me, soltanto me, sino alla fine dei giorni.

Anonimo tzigano  

 

 

Stiamo per girare l’angolo. Il 2021 ci aspetta. E noi … ?

24/12/2020

Amici cari, eccomi tornato dopo un’assenza non breve. Assenza non dipesa da me. Ai primi di novembre son caduto in bicicletta: frattura del polso (ingessato) rottura del femore (operato). Ora son quasi a posto. Cammino da qualche giorno con una sola stampella e le cose stanno andando per il meglio. Qualche giorno ancora e sarò come nuovo.

Spiegato il ritardo passiamo agli eventi.

Anche questo anno (da carcerati) sta per finire. Il Natale si preannuncia scialbo, i parenti confinati, gli amici lontani, le città imbavagliate, le giornate fotocopie l’una dell’altra, … e le persone non cantano più dai balconi. Anche i tricolori sono sempre meno numerosi, spesso slavati e talvolta con strappi, risultato delle intemperie e dall’incuria di chi li aveva esposti con risorgimentale sicurezza. Insomma, una tristezza!

Nonostante tutto, però, in un remoto angolo dell’anima, la speranza non smette di pensare che, prima o poi, riproverà (e se necessario lo farà più volte) a fiorire nuovamente.

E allora, cari amici, Buone Feste, a Voi tutti nell’attesa di un nuovo anno meno faticoso, meno pericoloso, meno tedioso ed apprensivo di quello che stiamo per mettere alla porta.

Idealmente, gettiamo tutti la mascher(in)a e con un abbraccio (rigorosamente virtuale) promettiamo di rivederci e risentirci, al più presto ed in perfetta salute.

 

  banzai43

 

 

 

dall’Italia: Giovanni Pascoli

31/10/2020

Momento attuale difficile per la nostra Nazione per la Nostra Patria. Ricordiamoci, allora, delle nostre glorie: Pascoli, una di esse.

……  ALEXANDROS

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– Giungemmo: è il Fine. O sacro Araldo, squilla!
Non altra terra se non là, nell’aria,
quella che in mezzo del brocchier vi brilla,

o Pezetèri: errante e solitaria
terra, inaccessa. Dall’ultima sponda
vedete là, mistofori di Caria,

l’ultimo fiume Oceano senz’onda.
O venuti dall’Haemo e dal Carmelo,
ecco, la terra sfuma e si profonda

dentro la notte fulgida del cielo.

Fiumane che passai! voi la foresta
immota nella chiara acqua portate,
portate il cupo mormorìo, che resta.

Montagne che varcai! dopo varcate,
sì grande spazio di su voi non pare,
che maggior prima non lo invidïate.

Azzurri, come il cielo, come il mare,
o monti! o fiumi! era miglior pensiero
ristare, non guardare oltre, sognare:

il sogno è l’infinita ombra del Vero.

Oh! più felice, quanto più cammino
m’era d’innanzi; quanto più cimenti,
quanto più dubbi, quanto più destino!

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del vivere insieme

28/10/2020

Ciò che fa una nazione non è il parlare la stessa lingua. né l’appartenere alla stessa stirpe etnografica, ma l’aver fatto insieme grandi cose nel passato e il volerne fare ancora nell’avvenire.

RENAN, Discours et conférences

di Odisseo (o degli uomini di valore)

26/10/2020

 

“… Ci sono uomini che valgono nulla o poco più – la maggior parte – e uomini di valore, pochissimi. Odisseo è un guerriero molto attraente, lo so io, lo sanno le altre donne che, mortali o no, si sono sciolte fra le sue braccia. Ma c’è qualcosa di più, in lui, oltre l’avvenenza e il corpo solido, oltre l’eroismo e la pazienza con cui ha sopportato le insidie dell’altrove. C’è una mente che sa solcare le increspature delle calamità e fare tesoro della polvere calpestata. Sa immaginare cosa dispiegano i destini, sa indovinare le probabilità, prevenire le reazioni dell’animo umano. Sa calcolare, reinventare, scartare controtempo. E sa anche, all’occorrenza, lasciarsi andare dispiegando la sua più profonda essenza umana. Questi talenti, tutti assieme, non possono sfuggire a un buon osservatore: se costui guarda negli occhi del re di Itaca vi troverà scritta ogni cosa.”

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da Marilù Oliva:

“L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre”

 

dalla Spagna: Federico Garcìa Lorca

25/10/2020

Vento di notturno

Ho tanta paura
delle foglie morte,
paura dei prati
gonfi di rugiada.
Vado a dormire;
se non mi sveglierai
lascerò al tuo fianco
il mio freddo cuore.

Che cosa suona
così lontano?
Amore. Il vento sulle vetrate,
amor mio!

Ti cinsi collane
con gemme d’aurora.
Perché mi abbandoni
su questo cammino?
Se vai tanto lontana
il mio passero piange
e la vigna verde
non darà il suo vino.

Che cosa suona
così lontano?
Amore. Il vento sulle vetrate,
amor mio!

Non saprai mai
o mia sfinge di neve,
quanto
t’avrei amata
quei mattini
quando a lungo piove
e sul ramo secco
si frantuma il nido.

Che cosa suona
così lontano?
Amore. Il vento sulle vetrate,
amore mio!

della sorte e del cielo

23/10/2020

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Cerco nella morte la vita, salute nella malattia, nella prigione libertà, nella reclusione via d’uscita e nel traditore lealtà.

Ma la mia sorte, da cui giammai m’aspetto bene alcuno, con il cielo ha stabilito che, poiché l’impossibile pretendo neppure il possibile m’è concesso.

dal DON CHISCIOTTE di Miguel de Cervantes