Archive for the ‘Stralci di prosa’ Category

del piacere delle relazioni

11/02/2023

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…. Per Tokai, già solo pranzare o cenare con queste signore, bere e conversare con loro, era un sincero e genuino piacere. Il sesso era soltanto un modo di prolungarlo: un appagamento supplementare, diciamo così. Non era quello il suo obiettivo ultimo. A lui interessava soprattutto il rapporto confidenziale ed intelligente con donne seducenti. Il resto veniva dopo. Motivo per cui queste ne rimanevano facilmente affascinate e apprezzavano senza ripensamenti il tempo passato con lui. Col risultato che lo accoglievano con gioia nella loro intimità. Secondo me la maggior parte delle donne (tanto più quelle che hanno fascino) considerano gli uomini che pensano solo al sesso dei molesti e superficiali egocentrici. Ma questa è soltanto una mia opinione personale.  ….

Murakami Aruki

dal  racconto “Organo indipendente”  presente nella raccolta Uomini senza donne

I Magi e la Befana. Appunti di viaggio

06/01/2023

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Buongiorno Amici, in occasione dell’Epifania ecco un mio piccolo racconto di fantasia. Un divertimento tanto per sorridere e far scorrere il tempo prima di coricarmi.

A Voi tutti Buona Befana

Gasparre, Melchiorre e Baldassarre, tre sapienti assai distanti fra loro, avevano fatto lo stesso sogno, avevano sentito la stessa voce:  “E’ nato il re dei Giudei, il bimbo che salverà il mondo.  Va da Lui, segui  la stella con la grande chioma argentea, ma prima fermati all’oasi d’Arogiti, quella ai margini del deserto. Vi troverai altri due saggi con i quali fare il viaggio. Andate insieme ad omaggiare il Piccolo e Tu, come loro, porta il dono più prezioso della tua terra.”

Fu così che i Magi (perché erano i re Magi, tanto per intenderci), ciascuno per conto proprio, si misero in cammino, s’incontrarono all’oasi indicato dal sogno, si conobbero e decisero di partire insieme l’indomani, dopo che i loro cammelli si fossero ben riposati, ben pasciuti e fatta scorta d’acqua per il lungo cammino.

Il mattino appresso però ecco la mala sorpresa! Qualche malintenzionato o semplicemente qualche dispettoso aveva sgonfiato i cammelli e nessuno dei tre compagni aveva modo di rigonfiarli.

Sconcertati fecero allora Consiglio. Decisero così di chiedere aiuto ai primi viaggiatori che fossero transitati dall’oasi e, in attesa, si misero a dormicchiare sotto le palme, accanto alla gorgogliante fonte dell’acqua.

Eran quasi appisolati quando udirono dei piccoli scoppi.  Si guardarono attorno e  videro una vecchina con un naso non indifferente ed un grande cappellaccio in testa, che stava prendendo a sberle il manico d’una scopa. Si avvicinarono pieni di curiosità e chiesero alla donna cosa stesse facendo, quale fosse il  torto della scopa, tale da essere percossa. “Non vuole più volare,  accidenti. Non s’accende più. Ed io ho fretta d’andare. Tanti camini m’aspettano”.  “Volare ?” disse Melchiorre. “Si volare” rispose malamente la vecchina: “Mai visto volare una scopa?”. “No” rispose il saggio. “Ho sentito di tappeti volanti, quelli si, ma di scope mai”. S’intromise allora Baldassarre, il più tecnico dei tre che, con garbo e voce suadente chiese alla vecchina: “Nonnina, cosa fai per farla partire? Con quali parole la induci ad alzarsi in volo?” La vecchina rispose sommessamente farfugliando qualche cosa a bassa voce. Baldassarre rimase pensoso, poi  il suo volto si illuminò e disse: “Ho capito. E’ scarica. Deve essere ricaricata. So come fare. Ci vuole la “Cantilena di Magica Ricarica”. E la vecchina, sorridendo senza un dente: “Dimmela allora”.  S’inserì allora Gasparre. “Aspetta Baldassarre, non dire nulla. Piacere per piacere. Tu fai volare la scopa, ma solo se la vecchina ci carica tutti e tre con i nostri doni e, seguendo la stella, ci porta dal Santo bambino”. E la vecchia: “Ma non vedi che il manico è corto? In quattro non ci possiamo stare”.

“Questo non è un problema” disse Melchiorre. “Al prolungamento del manico ci penso io”.

Baldassarre a questo punto guardò la vecchina che aveva confermato l’accordo con un cenno del capo e, detta la Magica Cantilena, ricaricò la scopa che subito rombò felice. Melchiorre, da parte sua, trasformò il manico in uno spazioso quattro posti con bagagliaio.

A questo punto la vecchina alzò il cappello, si grattò la testa, fece salire a bordo i tre illustri passeggeri coi loro doni, si mise alla guida e partì in un lampo verso la stella dalla lunga chioma.

Fu un’esperienza fantastica, volante vien da dire. Abituati ai cammelli il viaggio dei Magi fu inizialmente scomodo, ma veloce. Molto veloce. Arrivarono così ad una capanna dove un bimbo accudito da mamma e papà e riscaldato dall’alito d’un bue e d’un asinello, dormiva tranquillamente e irradiava luce, speranza e felicità.

I tre sapienti, allora, prima di prostrarsi in adorazione e consegnare i loro doni alla Sacra Famiglia, si volsero verso la vecchina, la ringraziarono e le chiesero come si chiamasse per potersi ricordare di Lei. “Hagi” rispose la donna, ma ricordatevi di me come “Befana” perché questo è il nome con cui sarò ricordata nei tempi a venire. E detto ciò s’involò fra le stelle.

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Se questo non è amore ……

28/06/2021

In un romanzo di recente lettura c’è, a pagina 8, la descrizione di una giovane fatta da chi ne è innamorato. A mio giudizio è molto bella. La dono a tutti gli amici che, di tanto in tanto, hanno la pazienza di leggermi.  

Sumire non si poteva definire una gran bellezza nel senso usuale del termine. Aveva le guance scavate e la bocca un po’ troppo grande. Il naso, piccolo, era leggermente all’insù. La sua espressione era intensa, e aveva un forte senso dell’umorismo, ma non capitava quasi mai che ridesse forte. Era piccola di statura, e anche quando era di buon umore aveva un modo di parlare come se volesse fare a botte. Credo che in tutta la sua vita non avesse mai preso in mano un rossetto o una matita per gli occhi. Dubito perfino sapesse che esistono reggiseni di diverse misure. E tuttavia c’era qualcosa di speciale in Sumire che ti conquistava. E’ difficile spiegare a parole in che cosa consistesse questa sua speciale qualità, ma bastava guardarla negli occhi per vederla, riflessa nelle sue pupille.

A questo punto forse farei meglio a dirlo chiaramente: ero innamorato di Sumire.  …….

(da “La ragazza dello sputnik” di Murakami Haruki)

Politica italiana: Liberi e Responsabili

14/01/2021

L’attualità politica italiana, al momento, appare assai confusa. Governo dimissionario o no? Difficile pensare ad una soluzione drastica come una tornata elettorale, ma altrettanto difficile è pensare che gli italiani possano accettare un nuovo Esecutivo nel quale sia cambiato poco o nulla, magari con il medesimo Presidente del Consiglio dei Ministri. Una compagine sorretta, chissà, da un gruppetto di “Responsabili” (di sinistra, di destra, di centro, con idee e culture diverse, ma tutti egualmente Responsabili. Tutti individui LIBERI, ovviamente, uomini o donne che siano, senza alcun interesse o convenienza personale. tutti in grado di operare, immediatamente, per il bene del Paese). 

In questa situazione provo un forte senso di disagio. Che bella cosa poter dire “sono un uomo libero”.  Pochi gli esempi immediatamente a disposizione. Mi rifugio allora nel “Cyrano” di Edmond Rostand il quale nel famoso monologo “No, grazie” ci rammenta a cosa si deve rinunciare per essere LIBERI.


“Orsù che dovrei fare?….
Cercarmi un protettore, eleggermi un signore,
e come l’edera, che dell’olmo tutore
accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza,
arrampicarmi, invece di salire per forza?
No, Grazie!

Dedicare, com’usa ogni ghiottone,
dei versi ai finanzieri? Far l’arte del buffone
pur di vedere alfine le labbra di un potente,
schiudersi ad un sorriso benigno e promettente?
No, Grazie!

Saziarsi di rospi? Digerire
lo stomaco per forza dell’andare e venire?
Consumar le ginocchia? Misurar le altrui scale?
Far continui prodigi di agilità dorsale?
No, grazie!

Accarezzare con mano abile e scaltra la capra,
e intanto il cavolo innaffiare con l’altra?
E aver sempre il turibolo sotto dell’altrui mento,
per la divina gioia del mutuo incensamento?
No, grazie! (more…)

di Odisseo (o degli uomini di valore)

26/10/2020

 

“… Ci sono uomini che valgono nulla o poco più – la maggior parte – e uomini di valore, pochissimi. Odisseo è un guerriero molto attraente, lo so io, lo sanno le altre donne che, mortali o no, si sono sciolte fra le sue braccia. Ma c’è qualcosa di più, in lui, oltre l’avvenenza e il corpo solido, oltre l’eroismo e la pazienza con cui ha sopportato le insidie dell’altrove. C’è una mente che sa solcare le increspature delle calamità e fare tesoro della polvere calpestata. Sa immaginare cosa dispiegano i destini, sa indovinare le probabilità, prevenire le reazioni dell’animo umano. Sa calcolare, reinventare, scartare controtempo. E sa anche, all’occorrenza, lasciarsi andare dispiegando la sua più profonda essenza umana. Questi talenti, tutti assieme, non possono sfuggire a un buon osservatore: se costui guarda negli occhi del re di Itaca vi troverà scritta ogni cosa.”

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da Marilù Oliva:

“L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre”

 

dalla Cina: Mo Yan (Nobel per la letteratura 2012)

12/04/2020

“Si sentiva stremata, l’appiglio sfuggente al presente, l’appiglio al mondo e alla vita, le sarebbe presto scivolato dalle mani. Era questa la morte? Stava forse per morire? Non avrebbe più rivisto il cielo, la terra, il sorgo, suo figlio, e il suo amante che combatteva alla testa dei soldati? Gli spari risuonavano in lontananza oltre la fitta cortina di nebbia. Douguan! Douguan! Figlio mio, aiutami, tienimi stretta, tua madre non vuole morire. Oh, cielo! Cielo… mi hai donato un amante, un figlio, la ricchezza, e questi trenta anni di vita densa come il sorgo rosso. Cielo, me le hai donate queste cose, non puoi riprendertele, perdonami, ma lasciami andare! Cielo, pensi che io sia in colpa? Credi che se avessi diviso il cuscino con un lebbroso, e generato un mostro rognoso e purulento insozzando questo bel mondo sarei stata nel giusto? Cielo, cos’è la castità? Cos’è la giusta via? Cos’è la bontà? Cos’è il male? Non me l’hai mai detto, ho sempre dovuto sbrigarmela da sola. Amo la felicità, amo la forza, amo la bellezza, il mio corpo mi appartiene, sono padrona di me stessa, non ho paura di sbagliare, non ho paura della punizione, non ho paura di entrare nei diciotto gironi del tuo inferno. Ho fatto tutto ciò che dovevo fare e ciò che andava fatto, e non temo nulla. Ma non voglio morire, voglio vivere, voglio vedere ancora un po’ di mondo. Cielo…“ 

da “Sorgo Rosso”, Romanzo

della solitudine

01/04/2020

Che strane giornate stiamo vivendo. Chi può lavora da casa, ma anch’esso come tutti s’ingegna a far passare il tempo il più rapidamente possibile. … così si arriva a sera, in attesa del giorno che verrà. Aumentare di un poco l’usuale lettura aiuta a spingere  la giornata verso la notte ed a perderci, forse, in situazioni nuove, personaggi diversi, riflessioni.

Oggi, con soggetto la solitudine, mi ha intrigato questo breve pensiero:

 

” Sai, disse, la solitudine fabbrica pensieri. La tua mente non produce suoni, ma le idee si rintanano, camminano, si fermano, ripartono, si visitano l’una con l’altra. Qualche volta prendi la penna o accendi il computer perché non vuoi perdere la compagnia di quella tale riflessione. Sai il pensiero che ti si sveglia in mente all’alba, con la prima luce, e ti accorgi che hai continuato a pensare per tutta la notte, mentre dormivi? Non devo scordarmene, ti dici, prendi il primo foglio che trovi, senti nella fronte l’attimo in cui il pensiero si pietrifica in parole. Scrivi senza guardare ciò che hai scritto. “

(tratto da Masada di Maria Grazia Siliato)

 

dell’amore

15/01/2020

.O n   L o v e

V’è una ineffabile eloquenza nel vento, e una melodia nel corso dei ruscelli e nel mormorio delle canne sulle loro sponde, che per la sua inconcepibile relazione con qualcosa entro l’anima nostra, desta gli spiriti a una danza di smarrita estasi.

Percy Bysshe Shelley 

Poeta inglese (1792-1822)

La vita dell’universo

13/01/2020

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“La vita dell’universo nella solitudine è lo spettacolo più sublime, più indescrivibile che ferisca l’occhio dell’uomo. E’ una vita che si sente, e  sembra comunicare a noi il sentimento d’una esistenza più vasta, più completa dell’umano. Allora non siamo più i critici e i legislatori, ma gli occhi, gli orecchi, il pensiero del mondo. L’intelligenza non è più un tutto, ma una parte. L’uomo non pretende più di comprendere e di dominare l’universo, ma sente, palpita, respira con esso.”

Ippolito Nievo, Confessioni d’un ottuagenario

Albert Camus 4 gennaio 1960. A 60 anni dalla morte

03/01/2020

Quasi ventenne terminai di leggere i “Taccuini” di Camus il 2 Aprile 1963, pubblicati quell’anno dall’editore Bompiani e ne rimasi affascinato. Pensieri, osservazioni, appunti, ogni annotazione era, in tutta evidenza, frutto di riflessione, di ricerca di chiarezza e di bellezza.

Già mi avevano assai colpito i suoi romanzi principali, … ma i “Taccuini”, contenevano i viaggi di Camus nell’anima Sua. 

E stasera, memore di un così lungo trascorrere del tempo a del prossimo anniversario della Sua morte, ho ripreso in mano i “Taccuini” nella vecchia edizione della mia giovinezza per fare dono a tutti gli amici, d’un solo piccolo pensiero che tanto m’aveva affascinato in passato

“Agosto: cielo in tempesta. Ardenti folate, nubi nere. Eppure a oriente una striscia azzurra, trasparente, delicata. Impossibile guardarla. La sua presenza mette a disagio gli occhi e l’anima. Il fatto è che la bellezza è insopportabile. Ci riduce alla disperazione, è l’eternità di un minuto che pure vorremmo dilatare nel tempo.”

Albert Camus (7.11.1913 – 4.1.1960)

Scrittore francese, filosofo esistenzialista, saggista

Nobel per la letteratura 1957