Archive for the ‘Dei miei poeti preferiti’ Category

Io tornerò

28/03/2021

Giorni or sono la giornata è stata dedicata al ricordo dei morti per Covid. In loro memoria, da parte mia, dedico a tutti una bella poesia di Pablo Neruda capace, lui poeta, di prospettare il ritorno dalla morte ai luoghi più cari. Buona Pasqua a tutti.

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I o   t o r n  e r ò

Un giorno, uomo o donna, viandante,

dopo, quando non vivrò,

cercate qui, cercatemi

tra pietra e oceano,

alla luce burrascosa

della schiuma.

Qui cercate, cercatemi,

perché qui tornerò senza dire nulla,

senza voce, senza bocca, puro,

qui tornerò a essere il movimento

dell’acqua, del

suo cuore selvaggio,

starò qui, perso e ritrovato:

qui sarò forse pietra e silenzio.

Pablo Neruda

dal Perù: CésarVallejo

16/02/2021

Pietra nera su una pietra bianca

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Morirò a Parigi nello scroscio
di un giorno che ho già vivo nel ricordo.
Morirò a Parigi – non m’inganno –
come oggi forse un giovedì d’autunno.
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Di giovedì sarà. Oggi che proso
questi versi e gli omeri ho malmesso,
è giovedì e mai come oggi giunsi,
con tanta strada a rivedermi solo.
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César Vallejo è morto, lo picchiavano
tutti senza che lui facesse nulla;
lo legnavano sodo e duramente
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lo cinghiavano: sono testimoni
i giorni giovedì, l’ossa degli omeri,
la vita sola, la pioggia, le strade…

dall’Italia: Giovanni Pascoli

31/10/2020

Momento attuale difficile per la nostra Nazione per la Nostra Patria. Ricordiamoci, allora, delle nostre glorie: Pascoli, una di esse.

……  ALEXANDROS

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– Giungemmo: è il Fine. O sacro Araldo, squilla!
Non altra terra se non là, nell’aria,
quella che in mezzo del brocchier vi brilla,

o Pezetèri: errante e solitaria
terra, inaccessa. Dall’ultima sponda
vedete là, mistofori di Caria,

l’ultimo fiume Oceano senz’onda.
O venuti dall’Haemo e dal Carmelo,
ecco, la terra sfuma e si profonda

dentro la notte fulgida del cielo.

Fiumane che passai! voi la foresta
immota nella chiara acqua portate,
portate il cupo mormorìo, che resta.

Montagne che varcai! dopo varcate,
sì grande spazio di su voi non pare,
che maggior prima non lo invidïate.

Azzurri, come il cielo, come il mare,
o monti! o fiumi! era miglior pensiero
ristare, non guardare oltre, sognare:

il sogno è l’infinita ombra del Vero.

Oh! più felice, quanto più cammino
m’era d’innanzi; quanto più cimenti,
quanto più dubbi, quanto più destino!

(more…)

dalla Spagna: Federico Garcìa Lorca

25/10/2020

Vento di notturno

Ho tanta paura
delle foglie morte,
paura dei prati
gonfi di rugiada.
Vado a dormire;
se non mi sveglierai
lascerò al tuo fianco
il mio freddo cuore.

Che cosa suona
così lontano?
Amore. Il vento sulle vetrate,
amor mio!

Ti cinsi collane
con gemme d’aurora.
Perché mi abbandoni
su questo cammino?
Se vai tanto lontana
il mio passero piange
e la vigna verde
non darà il suo vino.

Che cosa suona
così lontano?
Amore. Il vento sulle vetrate,
amor mio!

Non saprai mai
o mia sfinge di neve,
quanto
t’avrei amata
quei mattini
quando a lungo piove
e sul ramo secco
si frantuma il nido.

Che cosa suona
così lontano?
Amore. Il vento sulle vetrate,
amore mio!

dalla Grecia: Kostantinos Kavafis

06/08/2020

E se non puoi la vita che desideri.

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E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

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Constantinos Kavafis

Alessandria d’Egitto 29.4.1863 – 29.4.1933

dall’Iraq: Nazik Al-Mala’ika

19/04/2020

INVITO ALLA VITA

Arrabbiati, ti amo arrabbiato e ribelle,

rivoluzione cocente, esplosione.

Ho odiato il fuoco che dorme in te, sii di brace

diventa una vena appassionata, che grida e s’infuria.

Arrabbiati, il tuo spirito non vuole morire 

non essere silenzio innanzi al quale scateno la mia tempesta.

La cenere degli altri mi è sufficiente, tu, invece, sii di brace.

Diventa fuoco ispiratore delle mie poesie.

Arrabbiati, abbandona la dolcezza, non amo ciò che è dolce

il fuoco è il mio patto, non l’inerzia o la tregua con il tempo

non riesco più ad accettare la serietà e i suoi toni gravi e tranquilli.

Ribellati al silenzio umiliante 

non amo la dolcezza 

(more…)

dall’Italia: Dino Campana

16/04/2020

Barche amorrate

 

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Le vele le vele le vele

Che schioccano e frustano al vento

Che gonfia di vane sequele

Le vele le vele le vele!

Che tesson e tesson: lamento

Volubil che l’onda che ammorza

Ne l’onda volubile smorza

Ne l’ultimo schianto crudele

Le vele le vele le vele

 

DINO CAMPANA, Canti Orfici, Varie e frammenti.

dalla Persia (ma arabizzato): Bashar ibn Burd

14/04/2020

Piango per coloro

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Piango per coloro
che mi hanno fatto gustare il sapore
del loro affetto,
e dopo avermi svegliato, si sono
addormentati.

Mi hanno invitato ad alzarmi
in piedi e quando mi sono alzato,
portando con coraggio il peso
del loro affetto,
si sono affrettati a sedersi.

Uscirò dunque da questo mondo,
e del vostro amore
sempre vivo, in questo petto,
sotto le mie costole scarne, nessuno mai
sentirà la presenza.

Nella tristezza
e in me stesso,
ho allacciato lunghe relazioni,
che non finiranno mai,
a meno che non finisca un giorno
l’eternità.

dagli USA: Jack Kerouak

02/04/2020

I  s o r r i s i

 

I sorrisi scostano la pelle delle guance

Da perle d’osso

E mostrano a chi guarda

Tremolare la crema

In occhi di pietra..


dalla Russia: Osip Mandelstam

26/03/2020

 

 

 

 

 

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Voi, togliendomi i mari, la rincorsa, lo slancio,

e dando al piede il sostegno di una terra forzata,

cos’avete scoperto? Un principio sagace:

che il moto delle labbra non può venir sottratto.