Politica italiana: Liberi e Responsabili

L’attualità politica italiana, al momento, appare assai confusa. Governo dimissionario o no? Difficile pensare ad una soluzione drastica come una tornata elettorale, ma altrettanto difficile è pensare che gli italiani possano accettare un nuovo Esecutivo nel quale sia cambiato poco o nulla, magari con il medesimo Presidente del Consiglio dei Ministri. Una compagine sorretta, chissà, da un gruppetto di “Responsabili” (di sinistra, di destra, di centro, con idee e culture diverse, ma tutti egualmente Responsabili. Tutti individui LIBERI, ovviamente, uomini o donne che siano, senza alcun interesse o convenienza personale. tutti in grado di operare, immediatamente, per il bene del Paese). 

In questa situazione provo un forte senso di disagio. Che bella cosa poter dire “sono un uomo libero”.  Pochi gli esempi immediatamente a disposizione. Mi rifugio allora nel “Cyrano” di Edmond Rostand il quale nel famoso monologo “No, grazie” ci rammenta a cosa si deve rinunciare per essere LIBERI.


“Orsù che dovrei fare?….
Cercarmi un protettore, eleggermi un signore,
e come l’edera, che dell’olmo tutore
accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza,
arrampicarmi, invece di salire per forza?
No, Grazie!

Dedicare, com’usa ogni ghiottone,
dei versi ai finanzieri? Far l’arte del buffone
pur di vedere alfine le labbra di un potente,
schiudersi ad un sorriso benigno e promettente?
No, Grazie!

Saziarsi di rospi? Digerire
lo stomaco per forza dell’andare e venire?
Consumar le ginocchia? Misurar le altrui scale?
Far continui prodigi di agilità dorsale?
No, grazie!

Accarezzare con mano abile e scaltra la capra,
e intanto il cavolo innaffiare con l’altra?
E aver sempre il turibolo sotto dell’altrui mento,
per la divina gioia del mutuo incensamento?
No, grazie!

Progredire di girone in girone,
diventare un grand’uomo tra cinquanta persone,
e navigar con remi di madrigali, e avere
per buon vento i sospiri di vecchie fattucchiere?
No, grazie!

Pubblicare presso un buon editore,
pagando, i propri versi! No, grazie dell’onore!
Brigar per farsi eleggere papa nei concistori
che per entro le bettole tengono i ciurmatori?
No, grazie!

Sudar per farsi un nome su di un picciol sonetto
anziché scriverne altri? Scoprire ingegno eletto
agl’incapaci, ai grulli; alle talpe dare ali,
lasciarsi sbigottire dal rumor dei giornali?
E sempre sospirare, pregare a mani tese:
Pur che il mio nome appaia nel Mercurio francese?
No, grazie!

Calcolare, tremar tutta la vita,
far più tosto una visita che una strofa tornita,
scriver suppliche, farsi qua e là presentare?…
Grazie, No! Grazie…No!
…Grazie… No!

Ma,
Cantare, Sognar sereno e gaio, libero indipendente,
aver l’occhio sicuro e la voce possente,
mettersi quando piaccia il feltro di traverso,
per un sì, per un no, battersi o fare un verso!

Lavorar, senza cura di gloria o di fortuna,
a qual sia più gradito viaggio, sulla luna!
Nulla che sia farina d’altri scrivere, e poi
modestamente dirsi: ragazzo mio, tu puoi

Tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia
pur che nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga!
Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte,
non dover darne a Cesare la più piccola parte,

Aver tutta la palma della meta compita,
e, disdegnando d’essere l’edera parassita,
pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto
salir, anche non alto, ma salir……..senza aiuto!”

CYRANO DE BERGERAC
di Edmond Rostand
Atto II, Scena 8

 

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