Archive for ottobre 2016

del possesso (in solitudine)

30/10/2016

Non si gode a possedere qualche cosa senza compagnia.

Erasmo da Rotterdam
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della libertà maggiore

28/10/2016

Maggiore libertà genera il desiderio d’una libertà ancora maggiore; la fame s’accresce di più con le provviste.

DRYDEN, The Hind and the Panther
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di Pindaro e della concezione dell’esistenza

19/10/2016

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Se il nostro destino è comunque morire, che senso ha aspirare solo a smaltire nell’ombra una vecchiaia anonima, senza un po’ di splendore?

Pindaro
Cinocefale (presso Tebe) 518 a.C – Argo 438 a.C.

dall’Italia: Gabriele d’Annunzio

13/10/2016

Il Cavaliere della Morte

In un’antica stampa de ‘l Durero

va contro maghi e draghi a la battaglia

tutto chiuso ne l’arme un Cavaliero

su ‘l gran cavallo coperto di scaglia:

a ‘ l fianco l’accompagna  da scudiero

la Morte senza piastra e senza maglia,

dietro la segue da valletto il nero

Peccato; e fosca innanzi è la boscaglia.

Io così, nuovamente a la conquista

de l’Arte e de l’Amor, salgo la vita;

ma il mio bieco scudier non mi rattrista,

ma il valletto ridendo alto m’incita

ed incanto non v’ha che mi resista,

poi che già in groppa, o Bella, io t’ho rapita.

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della bandiera e dell’amor patrio

10/10/2016

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Sono ormai ultrasettantenne, un’età veneranda secondo alcuni e, fatto salvo qualche piccolo acciacco, in buona salute.

Non così la Nazione, la nostra l’Italia, nonostante lo sforzo di alcuni e le critiche di molti. Per limitarci solo all’autostima accade che stranieri abbiano di noi   maggior stima di quanto gli italiani stimino sé stessi. Ancorché brutto da dire è che noi, parole a parte, non sembriamo essere pieni d’amor patrio. O quanto meno, questo appare se parliamo dei simboli nazionali, uno in particolare: la bandiera, il tricolore italiano.

Per lavoro e/o per diletto ho visitato numerosi Paesi, in Europa e non. E, come credo accada ad ogni viaggiatore, ho sempre fatto confronti  fra la mia patria e le altrui nazioni cercando di cogliere fra le persone che incontravo  anche il sentimento di appartenenza alla comunità, alla sua storia, alle sue aspirazioni verso il futuro.

La bandiera non sempre rappresenta lo Stato come avviene in Italia (negli USA, ad esempio non è così), ma ovunque che io ricordi, le città principali, ma anche piccoli centri, erano un tripudio di bandiere e non solo alzate su luoghi pubblici e sempre, dico sempre, pulite, integre, vivide nei colori. Un piacere guardarle.

In Italia, invece, pochi i tricolori. Sovente sporchi, stinti e presenti, quando ci sono, per ingentilire (si fa per dire) solo palazzi pubblici: caserme (non sempre), case comunali (con la bandiera regionale assai meglio tenuta), scuole, ogni tanto, ed in pochi altri luoghi.

Ma quello che m’addolora non è il fatto che vi siano poche bandiere, ma che siano trascurate così come una moglie disamorata non tiene più in ordine la casa, fatica a cucinare, non stira più con accuratezza le camice, o come quell’uomo che s’attarda in ufficio perché, da tempo, torna a casa con fastidio, non rispetta più la moglie, i figli sono divenuti un peso, un fastidio.

Ecco, bandiere malmesse sono per me indice d’un amor patrio che se ne va o, peggio, che non c’è mai stato.  Al momento ci salva il gran cuore del singolo italiano pronto a dare  che, fortunatamente,  ancora ci sorregge e si fa sentire nei momenti delle tragedie (terremoti ad  esempio). Meglio che niente, ma è poco.

Sogno un tempo a venire quando, anche in Italia, tanti tricolori (in compagnia della bandiera europea), sempre ben tenuti, indicheranno che l’Italia è, finalmente, piena di italiani che intendono dimostrare di essere tali.

W il tricolore, viva gli italiani, viva il bel Paese.

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dalla Spagna: Pedro Salinas

09/10/2016

da “La voce a te dovuta”

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Getta via i vestiti

Per vivere non voglio

isole, palazzi, torri.

Che altissima allegria:

vivere nei pronomi!

Getta via i vestiti,

i connotati, i ritratti;

non ti voglio così,

travestita da altra,

figlia sempre di qualcosa.

ti voglio libera, pura,

irriducibile: tu.

E quando mi chiederai

chi è che ti chiama,

che ti  vuole sua,

sotterrerò i nomi,

le pergamene, la storia.

comincerò a distruggere quanto

m’hanno gettato addosso

da prima ancora ch’io nascessi.

E ritornato ormai

all’eterno anonimato

del nudo, della pietra, del mondo,

ti dirò:

Io ti voglio, sono io“.

 

degli uomini degni

03/10/2016

india

Gli uomini, degni di rimanere tali, se li sfugge la prosperità, non si abbandonano a se stessi; e sanno, un giorno o l’altro, trionfare sul destino avverso.

Stéphane Mallarmé

RACCONTI INDIANI
" Nala e Damayanti"