Archive for aprile 2015

Lavoro, lavoro, lavoro: Primo Maggio 2015

30/04/2015

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.Buon primo Maggio

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a chi ha lavorato, a chi lavora, a chi (speriamo) lavorerà

e a tutte le donne che, anche senza lavoro esterno, sono

sempre

grandi lavoratrici nelle proprie case.

Un abbraccio a tutte e a tutti.

banzai43

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Alla Grecia, con amore

26/04/2015
bandiera grecaE’ di un paio di giorni la notizia (riportata dall’Agenzia Bloomberg) che, a Riga, Jeroen Dijsselbloem, oscuro politico olandese succeduto a Jean-Claud Junker quale presidente dell’Eurogruppo, ha definito Yanis Varoufakis, docente universitario di economia e Ministro dell’economia greco “un perditempo, un giocatore d’azzardo, un dilettante”.
Non voglio entrare più di tanto nel merito. Segnalo, comunque, che il tempo dato alla Grecia per presentare un proprio piano che possa essere accettato, anche se non totalmente gradito, dal resto d’Europa, scade alla fine del prossimo Maggio. Inoltre,  cosa che era facile prevedere, l’atteggiamento più punitivo che comprensivo dell’Europa nei confronti del popolo greco spinge il primo ministro Tsipras a chiedere aiuto anche a Putin aprendo così, forse,  alla flotta Russa un facile accesso al mare Egeo ed alla sicurezza dei suoi porti. Tralascio, comunque, considerazioni di “realpolitik” e della questione  intendo parlare con il cuore.

Acropoli

 

Da circa cinquant’anni mi interesso anche di economia. Varoufakis, a mio avviso, ancorché talvolta con atteggiamenti che si potrebbe risparmiare, ha ragione. La Grecia ha bisogno di più tempo. Soccorriamola temporalmente, concediamole il tempo necessario a compiere un’impresa titanica.
Darà da mangiare al proprio popolo, colpirà con le imposte chi le imposte non le ha mai pagate, continua a non pagarle ed ha già portato gran parte della propria liquidità altrove.
Salviamo la Grecia. L’Europa tutta, anche quella nordica, deve qualche cosa al suo passato, ma anche al suo presente se consideriamo le riflessioni che ci sta inducendo a fare circa le distorsioni di un sistema che sprofonda nella completa indigenza gli ex poveri, porta alla povertà la borghesia, apre la strada al fascismo di Alba dorata ed a chissà cos’altro, moltiplica le ricchezze di chi ricco è già.
Salviamo i greci anche con una colletta spontanea di singole persona, foss’anche un regalo. Un prestito popolare fatto col cuore più che con la testa. Un prestito che nasca dall’anima, dall’amore per la cultura, dalle pulsioni generate dall’intelletto quando si pensi a tanti Grandi del passato greco: Socrate, Aristotele, Fidia, Pindaro, Saffo, Mitride, Prassilla, Telesilla …. e così via all’infinito, Consegniamo, idealmente, al popolo greco, novello Ulisse che ha ben poche colpe, tradito dai suoi governanti, una nuova zattera con la quale battersi contro i marosi e vincere un’Europa senza più anima (le morti dei migranti nel Mediterraneo ne sono un’altra prova), ormai raffigurabile come un novello ed irato Poseidone alla ricerca della vendetta, non della pace.

Buon inizio settimana a tutti.

a_caneinviaggio

banzai43

25 Aprile. Una storia partigiana

25/04/2015

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25 Aprile 2015

Una storia partigiana

Emilia, una famiglia composta da madre, padre e sette figli. Quattro femmine e tre maschi.

Contadini poveri, mezzadri che tirano a campare come possono, spesso barattando qualche uovo con altri beni di consumo. Poveri, dicevo, ma con un gran cuore.

Un bimbo, dato a balia da una giovane servetta, rimasta incinta dal “padrone” viene abbandonato per impossibilità a mantenerlo. La balia non lo tiene. Quella famiglia, invece, lo accetta in un moto di spontanea solidarietà e lo tiene presso di sé come un figlio proprio, legittimo, da pari a pari, fratello fra fratelli e sorelle, sino all’età adulta.

Passano gli anni, il fascismo pone la sua ipoteca sul Paese, nasce l’alleanza con la Germania, scoppia la seconda guerra mondiale e poi la resistenza partigiana.

Il figlio acquisito entra nella resistenza, si fa onore e diventa un capo partigiano. Una delle “sorelle” innamorata di un giovane del luogo resta incinta.

Ora provate ad immaginare. Anno 1945, Emilia, colline in provincia di Reggio Emilia. In zona legione fascista e forte contingente tedesco che impone il proprio volere a tutti, fascisti compresi. Contro di essi il movimento di partigiani in atto. Perquisizioni, sequestro di beni ai contadini per spezzarne la resistenza morale e eliminare il sostegno ai resistenti, violenze fisiche e morali, omicidi a sangue freddo, scontri a fuoco.

Il “fratello” viene fatto prigioniero dai tedeschi, accusato di sovversione e condannato a morte. Sentenza da eseguire in un futuro non molto lontano. La costernazione della “famiglia” è grande. Un figlio, un fratello, era in mani nemiche e veniva certamente torturato perché parlasse, perché desse informazioni cruciali: “Quanti sono nella tua brigata, che armi hanno, come vengono trasmessi gli ordini, chi le staffette, chi i portaordini, quali le prossime mosse, chi comanda, ……”

La “sorella” allora (incinta, ricordiamolo), inforcata la bicicletta  scese dalla collina al piano e si presentò al comandante tedesco di zona. Chiese di parlare al condannato a morte, gli fu negato, pregò lungamente, disse che il figlio che aveva in grembo era del prigioniero (cosa facilitata dal fatto che avevano cognomi diversi), che voleva che almeno potesse sentire il battito del cuore del bimbo (o della bimba) considerato che non avrebbe potuto vederlo nascere. Tanto disse e tanto pianse che le permisero di vederlo. Non vi descriverò lo stato, fisico dell’uno e morale dell’altra.

Le visite si ripeterono. La famiglia così, pur in costante apprensione (come non esserlo pensando ad un fratello davanti al plotone d’esecuzione?) ebbe notizie periodiche. Il comandante tedesco, forse sorpreso della costanza della giovane, della dedizione della ragazza all’uomo, della forza dell’amore in mezzo alla barbarie, un giorno fermò la giovane e le disse che poteva capirla poiché lui pure, in Germania, aveva moglie e figli piccoli e la rilasciò con alcuni generi di conforto. Ma per il prigioniero non avrebbe potuto fare nulla. Era stato condannato e la sentenza doveva essere eseguita.

L’andare e venire della ragazza, giù e su dalla collina con grande sforzo, non era sfuggito alle vedette partigiane, al movimento di liberazione. Una sera, dopo che la ragazza era stata a far visita al “fratello”, la fermarono in malo modo, le intimarono di seguirli e la imprigionarono quale collaborazionista. La giovane spiego chi fosse “Sono la sorella di …. , la mamma vuole sue notizie, piange sempre e si dispera, la famiglia tutta si dispera. Io non tradisco. Mi sono spacciata per la sua fidanzata, ma sono sua sorella ….”

La ragazza rischiava la morte per mano partigiana. Chiese allora di poter parlare con “……..” il capo di suo “fratello” che lei conosceva. Nel frattempo era scesa la notte. La legarono mani e piedi. Al mattino una staffetta mandata appositamente, la sera prima, a trovare il “capo”, giunse con l’ordine di liberarla. Tornò a casa.

Da quel momento fu staffetta partigiana e “osservatrice”.  Quando scendeva al piano doveva guardare attentamente cosa fosse cambiato rispetto alla volta precedente: quanti uomini, quanti camion, quali armi fossero a disposizione. Quanti presidi nazifascisti l’avevano fermata, di quanti uomini erano composti, dove locati e così via. Più volte rischiò la vita, più e più volte trasmise ordini.

Alcuni giorni prima di quello fissato per l’esecuzione i tedeschi, vista l’avanzata degli americani se ne andarono ritirandosi ordinatamente. La fucilazione non avvenne. Il “fratello” fu liberato e rientrò in famiglia per la felicità di “mamma”, “papà”, “sorelle” e “fratelli”. Lui, il condannato, non raccontò mai delle angherie, delle botte, delle vessazioni e delle torture subite.

Certo è che non parlò, non tradì. Il rispetto che godette negli anni successivi fu immenso. Un vincolo, ancor più forte che in passato legò quel “fratello” a quella “sorella” per tutta la loro vita. Ora sono morti entrambi.

Lui era Lino, nome di battaglia “Noro”. Lei era Armentina. La bimba che portava in grembo venne chiamata Anna (detta Marisa), rispettivamente mia suocera e mia moglie.

Ad ambedue ed alle giovani generazioni affido questa semplice storia partigiana di giovinezza, dedizione, determinazione,  coraggio, che lega fra loro l’amor patrio, l’amore familiare, il desiderio di libertà, di verità, di giustizia.

Naturalmente è dedicata anche a Voi, amici miei, oggi sabato 25 aprile 2015, nel ricordo di quel tempo da non dimenticare.

Viva l’Italia resistente, democratica, repubblicana, libera e unita.

Viva l’Italia.

banzai43

a_caneinviaggio

italian botton

 

 

 

 

 

del dolore e del raccontare

06/04/2015

karen blixen

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Tutti i dolori sono sopportabili se li si fa entrare in una storia, o se si può raccontare una storia su di essi.

Karen Blixen

Pasqua 2015

03/04/2015

fiori

 

Buona Pasqua 

a Voi tutti

alle Vostre famiglie

e ai Vostri amici.

a_caneinviaggio

banzai43

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