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Il Sole

25/03/2012

Il Sole

Lungo il vecchio sobborgo, ove le persiane pendono dalle

catapecchie rifugio di segrete lussurie, quando il sole

crudele batte a raggi raddoppiati sulla città e i campi, sui

tetti e le messi, io mi esercito tutto solo alla mia fantastica

scherma, annusando dovunque gli imprevisti della rima,

inciampando nelle parole come nel selciato, urtando

qualche volta in versi a lungo sognati.

 

Questo padre fecondo, nemico di clorosi, sveglia nei campi

i vermi e le rose, fa svaporare gli affanni verso il cielo,

immagazzina miele nei cervelli e negli alveari. E’ lui a

ringiovanire coloro che vanno con le grucce e a renderli

allegri, dolci come fanciulli, lui a ordinare alle messi di

crescere e maturare entro il cuore immortale che vuol

sempre fiorire.

 

Quando, simile a un poeta, scende nelle città, nobilita le

cose più vili e s’introduce da re senza rumore, senza paggi,

entro tutti gli ospedali e tutti i palazzi.

CHARLES BAUDELAIRE (Parigi, 1821-1867)
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